{"id":2163,"date":"2012-04-26T16:03:55","date_gmt":"2012-04-26T16:03:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.claudiosottocornola-claude.com\/wordpress\/?p=2163"},"modified":"2012-04-26T16:11:18","modified_gmt":"2012-04-26T16:11:18","slug":"i-trascendentali-traditi-di-claudio-sottocornolafra-pensiero-debole-e-pensiero-forte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.claudiosottocornola-claude.com\/wordpress\/archives\/2163","title":{"rendered":"\u201cI trascendentali traditi\u201d di Claudio Sottocornola,<br>fra \u201cpensiero debole\u201d e \u201cpensiero forte\u201d"},"content":{"rendered":"<p>di Agata Salamone<\/p>\n<p>Ci capita di fare le letture che ci servono, come se, nello scegliere un libro, seguissimo l\u2019ordine delle nostre necessit\u00e0 interiori. Un libro che ci capita a proposito, come per una magica serendipit\u00e0, inaspettatamente, suscita una certa sorpresa. A me \u00e8 capitato leggendo questo ultimo lavoro di Claudio Sottocornola.<!--more--> Io ringrazio questi coraggiosi che ancora credono nella forza della parola scritta, che ancora affrontano la fatica della cura parlata, e, come veri iatrosofisti , ci danno altri mezzi concettuali per narrarci e per capirci. So che per Claudio il vivere \u00e8 sviluppare una ermeneutica del s\u00e9 e del mondo, e perch\u00e9 non dire dell\u2019essere, visto che il problema che egli pone, a partire dal titolo, cos\u00ec inequivocabile, \u00e8 il problema dei trascendentali. Parler\u00f2 di come io ho letto il libro, cos\u00ec lo seguo sulla sua stessa strada: la comprensione, la lettura come una esperienza essenzialmente interpretativa a partire dal s\u00e9.<\/p>\n<p>Nei vari testi spesso Claudio, da un incipit autobiografico, passa alle argomentazioni di carattere generale. User\u00f2 lo stesso metodo: le nostre esperienze costruiscono sistemi di riferimento per la ermeneutica della comunicazione: a me il titolo ha fatto venire in mente un libro che ho letto molto tempo fa, di <strong>Julien Benda<\/strong>. Nel 1927 scriveva un libro intitolato \u201c<strong>Il tradimento dei chierici<\/strong><em>\/<\/em><em><strong> Il ruolo dell\u2019intellettuale nella societ\u00e0 contemporanea<\/strong><\/em>\u201d. In quel libro, nato dal bisogno di prendere posizione nei confronti delle ingiustizie, l\u2019autore difendeva il ruolo degli intellettuali , custodi dei valori, la cui attivit\u00e0, nei suoi auspici, non deve perseguire fini pratici, ma deve essere rivolta al servizio degli universali, cio\u00e8 di <strong>fini<\/strong> quali la <strong>ragione, la verit\u00e0, la giustizia<\/strong>. Sembra adesso un discorso conservatore, perch\u00e9 \u00e8 il discorso di chi ha fiducia che possano permanere ed essere conservati presupposti universali e non soggettivi per i giudizi di giusto, vero, ecc\u2026 Traditori, dice Benda, gli intellettuali che sono diventati <strong>servi dei regimi,<\/strong> si arrogano privilegi di casta, e seguono senza modificarli i sentimenti dell\u2019uomo comune, la doxa, il discorso non vagliato razionalmente, rinunciando alla funzione critica che loro spetta. Benda richiamava gli intellettuali al loro ruolo deontologico di servizio alla verit\u00e0. Li accusa di aver provocato l\u2019impoverimento culturale, di essersi subordinati agli interessi delle classi dominanti. La letteratura, coltivata come istanza di libert\u00e0, dovrebbe impedire agli intellettuali di divinizzare i conflitti e di fare confusione tra interessi rozzi e interessi spirituali, tra pensiero terreno e desiderio di redenzione. Benda lamenta la <strong>caduta dell\u2019intellettuale dall\u2019olimpo<\/strong> per mescolarsi agli uomini, smettendo il suo fondamentale compito e prostituendosi, invece, per sostenere interessi particolari o per difendere lo status quo della storia. Dice Benda: \u201c<em>Lo scrittore d\u00e0 alla societ\u00e0 una coscienza infelice e per questo \u00e8 in continuo antagonismo con le forze conservatrici<\/em>\u201d. \u201d. E\u2019 in questo senso che associo l\u2019impegno di Claudio Sottocornola, e il suo testo di carattere letterario e filosofico, a quello dell\u2019intellettuale \u2013 Benda direbbe chierico \u2013 che segue una vocazione imperativa: egli ricerca l\u2019universale oltre il particolare, pone mete morali pi\u00f9 avanzate di quelle attuali; si lascia scandalizzare dalla sciatteria dei costumi comuni per indicare una prospettiva pi\u00f9 avanzata. Perch\u00e9 l\u2019 intellettuale-<strong>chierico chi \u00e8? <\/strong>E\u2019 l\u2019Antigone che seppellisce il fratello disobbedendo all\u2019ordine del re. L\u2019ideale dello stato, del potere costituito, \u00e8 essere <strong>forte<\/strong>, non <strong>giusto<\/strong>. Il Potere non sa che farsene della <strong>verit\u00e0,<\/strong> costringe a pensare collettivamente, cio\u00e8 a non pensare. L\u2019<strong>ordine <\/strong>\u00e8 il suo valore, essenzialmente pratico, e il chierico che lo venera tradisce la sua funzione. L\u2019equivoco dell\u2019egualitarismo democratico \u201cconsiste nell\u2019ignorare che la democrazia non vuole l\u2019uguaglianza dei cittadini, se non di fronte alla legge.\u201d Per il resto \u201ctutti gli uomini nascono <strong>liberi e inuguali<\/strong>.\u201d Ed \u00e8 tradimento esaltare lo stato monolitico, il Moloch semitico a cui si facevano sacrifici umani. La famiglia contro l\u2019individuo, il corporativismo al servizio del particolarismo degli interessi temporanei contro gli interessi generali, il regionalismo contro l\u2019internazionalismo, pongono il tema attualissimo della definizione della giustizia, della verit\u00e0, del bene, le tematiche che Sottocornola affronta nel suo libro. In nome dell\u2019efficienza si sopprime l\u2019autonomia individuale. Ma voler negare valori assoluti \u00e8 un tradimento di carattere culturale, il tradimento come <strong>dismissione della ricerca<\/strong> che \u00e8 il compito filosofico per eccellenza . La religione del progresso non \u00e8 un atteggiamento clericale. Fare il gioco delle passioni politiche non \u00e8 da chierici, \u00e8 tradimento per i \u201c<strong>sacerdoti della giustizia astratta<\/strong>\u201d, cos\u00ec Benda si rappresenta il ruolo degli intellettuali. Il culto dei particolari e il disprezzo degli universali \u00e8 esattamente il <strong>rovesciamento dei valori<\/strong>; \u00e8 questa la cifra della modernit\u00e0?<\/p>\n<p>Nello stesso periodo in cui ho letto il libro di Benda ho letto \u201cDell\u2019uomo nobile\u201d di Meister Eckhart , un sermone riscoperto dall\u2019idealismo tedesco, rimasto nell\u2019ombra perch\u00e9 processato a Colonia nel 1326 dall\u2019allora arcivescovo: 28 frasi furono censurate nel 1329. Importante teologo, questo domenicano di Erfurt, che studi\u00f2 a Colonia e a Parigi, dove divenne <em>lector sententiarum<\/em>, nominato priore e poi vicario generale in Turingia, sub\u00ec accuse diverse ( falso profeta) , ma fu anche molto amato (amabile maestro). Parlava dal <strong>punto di vista dell\u2019Eterno, inteso dal punto di vista del tempo<\/strong>. La sua dottrina affermava che uomo <strong>nobile \u00e8 chi cerca la verit\u00e0<\/strong> al di l\u00e0 delle differenze storico culturali. Per trovare la verit\u00e0 serve l\u2019umilt\u00e0, e Claudio fa l\u2019elogio dell\u2019umilt\u00e0 come condizione ontologica, anche attraverso uno sguardo ai sobri anni \u201970 con l\u2019eschimo, messi a confronto con il grangal\u00e0, la braveria e il parlare alto al cellulare di oggi, in cui legge il segno di una sconfitta del senso del limite. che per Eckhart \u00e8 riconoscere la propria sottomissione alla necessit\u00e0 (tutto \u00e8 sottomesso alla necessit\u00e0). Non esistono valori di cui ci si possa appropriare. Bene \u00e8 tutto ci\u00f2 che \u00e8 creato. L\u2019io empirico psicologico, che \u00e8 un determinato centro di volont\u00e0 (amore), di forza ( potenza) e di appropriazione ( sapienza), <strong>\u00e8 impermanente<\/strong>. Bisogna <strong>farsi nulla in s\u00e9<\/strong>, distaccarsi da s\u00e9, che significa <strong>trovarsi non separato dal tutto<\/strong>, <span style=\"text-decoration: underline;\">tra le cose e Dio<\/span>. \u201cE\u2019 Dio e tutte le cose\u201d. Nella mistica morte dell\u2019anima si cancella l\u2019alterit\u00e0 dell\u2019essere e si entra \u201cnell\u2019Uno e nella pace\u201d. <span style=\"text-decoration: underline;\">Tutte le creature sono un solo essere<\/span> (non il singolo, nemmeno il totale che \u00e8 la somma dei singoli impermanenti). <span style=\"text-decoration: underline;\">La realt\u00e0 \u00e8 spirito<\/span>. <strong>Distacco<\/strong> \u00e8 rescindere il legame con il particolare: liberazione dalla volont\u00e0 e dal condizionamento. Si accede all\u2019universale, liberi dalla volont\u00e0 e dall\u2019 opinione, che fanno idolatrare la propria immaginazione. La vita dello spirito, l\u2019intelligenza, <strong>\u00e8 dialettica<\/strong>: confuta tutte le opinioni e produce \u201c <strong>la pi\u00f9 grande delle purificazioni<\/strong>\u2026 \u201c. Viviamo costretti da fini determinati e le azioni sono strumentali a fini a cui siamo subordinati \u2013 ci\u00f2 \u00e8 morte\u2026 I fini particolari ci fanno distinguere bene e male a seconda che funzionino per i fini della vita \u2013 la volont\u00e0 che si ferma a determinati fini \u00e8 schiava . Liberi dalla prigionia dei contenuti e delle opinioni, ogni istante appare nuovo, reale, <strong>bene<\/strong> <strong>sempre presente<\/strong> . Le forme positive delle religioni devono sparire: in esse il divino \u00e8 determinato. <strong>L\u2019universale \u00e8 il naturale quotidiano<\/strong> \u2013 qui \u2013 ora \u2013 ove si genera di continuo il logos, lo spirito\u2026 \u201c<strong>ove liberi, nasce l\u2019affetto per il Prossimo<\/strong>\u201d (non Altro ma Prossimo). Non si \u00e8 giusti se si fanno cose giuste, ma si fanno cose giuste <strong>se si \u00e8 giusti<\/strong>. L\u2019uomo diventa vuoto, libero, in-determinato, allontanandosi da ogni accidentale, se annulla l\u2019io psicologico e lo conduce a una <strong>mistica morte imprescindibile per la nascita dello spirito<\/strong>. Dio pensato dall\u2019io \u00e8 proiezione dei suoi bisogni. Per andare oltre bisogna non trovare un GOTT determinato, ma <strong>l\u2019Abisso della nuova divinit\u00e0<\/strong>. Si sperimenta cos\u00ec l\u2019io vero che \u00e8 spirito, eterno movimento. Da Dio all\u2019io: \u201cDio nel vuoto non pu\u00f2 fare a meno di entrare come l\u2019acqua non pu\u00f2 fare a meno di riempire il vuoto che trova sotto di s\u00e9\u201d. \u201cDio generato dall\u2019uomo\u201d (4 trattati sulla <span style=\"text-decoration: underline;\">nascita eterna di Dio nel fondo silenzioso dell\u2019anima):<\/span> \u201cNulla sa pi\u00f9 di fiele del soffrire, e nulla sa pi\u00f9 di miele dell\u2019aver sofferto, nulla di fronte agli uomini sfigura il corpo pi\u00f9 della sofferenza, ma nulla davanti a Dio abbellisce l\u2019anima pi\u00f9 dell\u2019aver sofferto\u201d. <strong>L\u2019uomo nobile<\/strong> come la grande aquila di Ezechiele, che sale verso il regno dell\u2019al di l\u00e0 delle forme e delle immagini. Il misticismo di Maister Eckhart \u00e8 una soluzione al problema degli universali, cio\u00e8 rappresenta una via per la definizione di criteri di giudizio che si vogliano fondare su una verit\u00e0 permanente.<\/p>\n<p>Tra questo estremo, che appartiene a una sensibilit\u00e0 molto lontana dalla nostra, e l\u2019assolutizzazione dogmatica della frammentariet\u00e0 e parcellizzazione dell\u2019individualismo sfrenato, quella di Sottocornola \u00e8 una mediazione. La sua non \u00e8 una via strettamente mistica. Sento nel suo testo che dialetticamente avvalora sia il pensiero debole che il pensiero forte. Sento una vicinanza con il razionalismo spiritualista antico e moderno, da Abelardo a Mancuso. Per Abelardo la fede in ci\u00f2 che non pu\u00f2 intendere, dichiarata verbalmente, \u00e8 priva di spessore spirituale. La fede richiede una <strong>intelligenza di ci\u00f2 in cui si dice di credere<\/strong>. Bisogna fare lo sforzo filosofico di intendere, dunque, per fondare la fede. La filosofia diventa ricerca di una verit\u00e0, ricerca libera che comporta una <strong>interrogazione incessante<\/strong> sui testi, che <strong>muove dal dubbio<\/strong>, solo metodo, per lui che divenne il fondatore della Scolastica: \u201cNon si pu\u00f2 credere se non ci\u00f2 che si intende\u201d. L\u2019universale non \u00e8 una realt\u00e0 spirituale autonoma dall\u2019uomo, ma un concetto astratto che si riferisce funzionalmente al significato delle cose per l\u2019uomo. \u201cUniversale <strong>est sermo<\/strong>\u201d , il significato, uno status di correlazione di pi\u00f9 particolari . Il libro di Claudio nella sua leggerezza fa il punto su una questione che \u00e8 esattamente il tentativo di definire la Bellezza, la Verit\u00e0, la Giustizia, il Bene, presupponendo la possibilit\u00e0 che si possa superare l\u2019obiezione fondamentale che affiora spontanea sulle labbra di chi si \u00e8 convinto della impossibilit\u00e0 di ogni universalizzazione concettuale a proposito di Giustizia, Verit\u00e0, Bellezza\u2026 Il cosiddetto pensiero debole, ovvero il relativismo. Io preferisco parlare di prospettivismo.<\/p>\n<p>Esiste o no una definizione per che cosa \u00e8 il bene, il bello&#8230;? Ecco l\u2019attualit\u00e0 della domanda. Mi vengono in mente allora le mie letture pi\u00f9 recenti, per esempio del libro di Mancuso \u201cIo e Dio\u201d, ma prima di arrivare cos\u00ec vicino, torniamo ancora per un po\u2019 alla Scolastica.<\/p>\n<p>La Scolastica chiamava trascendentali i caratteri che \u201cappartengono all\u2019essere\u201d \u2013 per Tommaso d\u2019Aquino sono <strong>res, unum, aliquid, verum, bonum e infine pulchrum<\/strong>. Lontanissimi dalla scoperta filosofia, nella intima realt\u00e0 di ogni essere, di un valore essenziale delle cose a prescindere dalla loro utilizzabilit\u00e0, noi abbiamo esattamente un modo di rapportarci alle cose che \u00e8 quello relativo alla loro <span style=\"text-decoration: underline;\">utilizzabilit\u00e0.<\/span> Per la Scolastica tutti gli esseri hanno il comune carattere dell\u2019essere, un valore che Sottocornola dichiara <strong>disatteso dal contemporaneo (\u201c \u2026ridotti ai minimi termini giocati al ribasso di un consumo effimero delle vite e delle intelligenze, traditi da identit\u00e0 culturali solo clientelari e opportunistiche<\/strong>.\u201d). La dimensione di libert\u00e0 che <strong>Ockham<\/strong> sintetizza dicendo \u201cL\u2019uomo pu\u00f2 agire lodevolmente o biasimevolmente , e per conseguenza meritare bene o demeritare perch\u00e9 \u00e8 un agente libero e perch\u00e9 molti atti sono solo a lui imputabili\u201d, oggi troverebbe molte obiezioni. Io stessa in classe ho constatato come non \u00e8 scontato che un giovane abbia consapevolezza della effettiva dimensione morale della sua vita: spesso mi sento ribattere che i comportamenti umani sono assimilabili alle operazioni di un robot programmato occultamente da forze esterne e determinato ad essere ci\u00f2 che \u00e8. Capisco il bisogno che fa affrontare a Claudio queste tematiche, perch\u00e9 condivido con lui una porzione della nostra storia generazionale: costretti a fare i conti con un certo dogmatismo ritualistico di forma cattolica avendo una forte intenzionalit\u00e0 di innovazione e di autenticit\u00e0, a fronte di una urgenza pedagogica che ci coinvolge in quanto educatori. Capisco il fascino che ha per lui la poesia come espressione dello spessore di una ricerca spirituale mai conclusa.<\/p>\n<p>Per noi insegnanti, che siamo comuni cittadini, ma ci riconosciamo delle responsabilit\u00e0 culturali oltre i ruoli funzionali che ci vengono riconosciuti da tutti, il problema \u00e8 deontologico. Impostare un discorso rinunciando o non rinunciando a un livello superiore di verit\u00e0 e di giustizia, comporta una responsabilit\u00e0. Mi torna in mente <strong>Simon Weil<\/strong> . Per lei l\u2019attenzione \u00e8 facolt\u00e0 primaria da educare . E\u2019 in gioco l\u2019incontro dell\u2019intelligenza con la verit\u00e0. L\u2019<strong>amore<\/strong> \u00e8 da lei considerato un orientamento, non uno stato d\u2019animo. Il potere, secondo lei, lo strumento, come il pianoforte per un compositore musicale; deve servire alla <strong>politica <\/strong>che ha per oggetto la giustizia. I bisogni dell\u2019anima corrispondono ai doveri verso la creatura umana. \u201c<strong>Il bisogno di verit\u00e0<\/strong>, che \u00e8 il pi\u00f9 sacro, esige che non si eserciti mai, nel campo del pensiero, nessuna pressione materiale o morale che proceda da una preoccupazione diversa dalle preoccupazioni esclusive della verit\u00e0, il che implica l\u2019interdizione assoluta di qualsiasi propaganda e la protezione pubblica contro l\u2019errore e la menzogna\u201d, ecco come si pone il problema. Simon Weil \u2013 nel libro \u201cLa prima radice. Preludio a una dichiarazone dei doveri verso l\u2019essere umano\u201d (1909\/1943) \u2013 racconta la <strong>crisi della civilt\u00e0 europea<\/strong>. Nel 1943 si dedic\u00f2 al progetto di <strong>ricostruzione civile e politica<\/strong> che il libro riassume. La <strong>malattia politica<\/strong> che individua <strong>\u00e8 lo sradicamento<\/strong>: la distorsione idolatrica del senso della patria (oggi potremmo dire del senso della propria appartenenza territoriale, pi\u00f9 modestamente, o peggio, della propria appartenenza <strong>etnica<\/strong>, purtroppo pensata come un reale connotato della propria identit\u00e0), la perdita della percezione della realt\u00e0 come composizione multiforme di significati, di relazioni, la <strong>perdita del legame tra passato e futuro<\/strong>, e col territorio, con la lingua, con l\u2019ambiente. Per il radicamento le condizioni di <strong>equilibrio, scambio<\/strong>, sono obbligo e responsabilit\u00e0. Quella generazione era in effetti mossa dal desiderio di rigenerazione e purezza dopo il punto zero della seconda guerra mondiale. Bataille parl\u00f2 di pessimismo ardito ( oggi Mancuso parla del suo ottimismo tragico). Lo sradicamento \u00e8 privatizzazione e <strong>logica proprietaria<\/strong> di ci\u00f2 che \u00e8 pubblico. La societ\u00e0, lo stato, il diritto, sacralizzati come entit\u00e0 sovra- individuali, che funzionano come strumento di propaganda e manipolazione, sono il luogo dello sradicamento. Simone Weil vi contrappone una <strong>politica poetica creazione<\/strong> <strong>artistica<\/strong>, composizione simultanea su piani diversi: \u201c<strong>Per la pace servono verit\u00e0 e bellezza<\/strong>\u201d. L\u2019omologazione o l\u2019assolutizzazione locale sono fine delle relazioni. Invece agire secondo il <strong>modello delle composizioni<\/strong> deve ispirare <strong>l\u2019azione pubblica<\/strong> politica degna di questo nome. Alla nozione di diritto, sovrasta la nozione di obbligo : <em>l\u2019adempimento del diritto viene dal riconoscimento dell\u2019obbligo corrispondente che deve essere riconosciuto<\/em>. \u201cE\u2019 eterno solo il dovere verso l\u2019essere umano\u201d. E fa l\u2019elenco di questi universali diritti\/doveri: l\u2019ordine, ove ogni particolare concorre alla bellezza combinatoria; la libert\u00e0 o possibilit\u00e0 di scelta in un sistema di regole con vincolo (per sovraccarico di paura e di responsabilit\u00e0 ci si rifugia nell\u2019indifferenza \u2013 se troppo vaste le possibilit\u00e0); l\u2019ubbidienza a regole e uomini, ove i capi sottostanno all\u2019accordo; il consenso interiore; la responsabilit\u00e0 \u2013 da educare; l\u2019uguaglianza compatibile con la disuguaglianza; l\u2019onore, la punizione, la libert\u00e0 di opinione, la sicurezza\u2026la verit\u00e0\u2026 Mentre il giornalismo \u00e8 una organizzazione della menzogna.<\/p>\n<p>Per il presupposto trascendentale che \u00e8 l\u2019io , centrale secondo Simon Weil (in quanto \u00e8 la fonte del senso della misura delle cose, che fa il discorso unificante , che ha in se i parametri , i codici per il giudizio di valore) diventa la<strong> scrittura<\/strong> come cura , contemplazione, concentrazione , analisi, memoria, scavo. Nella nostra cultura oralizzata, la scrittura \u00e8 un anticonformistico <strong>modo di ammazzare il tempo<\/strong>, direbbe Feyerabend \u2013 Claudio dice <strong>\u201cuna esternazione ingenua e viscerale\u201d. <\/strong>Ma si potrebbe parlare di diritto\/dovere alla verit\u00e0 e \u2013 per citare ancora Claudio \u2013 di \u201csguardo all\u2019orizzonte, <strong>struggente attesa<\/strong> <strong>d\u2019altro<\/strong>\u201d, perch\u00e9 nel mondo del cuc\u00f9, come direbbe Postmann, diventa un diritto sapere l\u2019intero, cercare l\u2019universale. Il bisogno di rinchiudersi nelle apparenze genera una videocrazia che ha i suoi totem e i suoi tab\u00f9 e che stende l\u2019uomo al desolato livello del materialismo odifreddiano. Odifreddi afferma di credere alla natura, meccanismo perfetto (? ). Ammesso che sia una perfezione il funzionamento corrispondente perfettamente alle previsioni, \u00e8 tutto da dimostrare che sia davvero cos\u00ec. La nostra \u00e8 anche una tecnocrazia : intende l\u2019efficienza risolvibile nel funzionamento standardizzato e prevedibile delle dinamiche comportamentali , nell\u2019uso produttivo della vita insomma. La malattia viene definita una disfunzione, trattata come un difetto, mortificata come imperfezione, e la morte stessa chiamata disfunzionalit\u00e0 irreversibile. La cura viene programmata come una riparazione di un difetto con un intervento tecnico esperto (in \u201cInvasioni barbariche\u201d si documenta la cura del dolore con prestazioni programmate e retribuite di una tossicodipendente esperta) . Si fa finire ci\u00f2 che non si cura in modo assistito: radicalizzata anche la morte. Per me pensare l\u2019uomo come tubo digerente \u00e8 ateismo. E penso anche per Claudio. Problema ermeneutico \u00e8 il riconoscimento del valore delle cose. La ricerca del valore ultimo delle cose non ha il fine di una rifondazione totalitaria dei dogmatismi dottrinali e integralisti, ma il valore di uno sforzo a superare la contingenza e la frammentariet\u00e0 che rendono impossibile ogni tenuta di un qualche valore e lo stesso riconoscimento di ci\u00f2 che pu\u00f2 avere un valore.<\/p>\n<p><strong>Dolci<\/strong> ne \u201cLa struttura maieutica e l\u2019evolverci\u201d scrive \u201c <strong>un diario di bordo che ho appuntato navigando nei secoli in ascolto di voci che rischiano di spegnersi alla nostra coscienza<\/strong>\u2026 <strong>Maieuta di richiami inascoltati dal mondo<\/strong>\u2026 <strong>la maieutica cosmica ci \u00e8 urgente<\/strong>\u2026 ci educa a valorizzare l\u2019insieme\u201d.<\/p>\n<p>Claudio parla della verit\u00e0 come incontro&#8230; <strong>la conoscenza della verit\u00e0 \u00e8 attingibile dal coinvolgimento<\/strong>. La sua \u00e8 una esperienza anche poetica, nel senso che d\u00e0 Danilo Dolci alla poesia: in \u201cCreatura di Creature \u2013 poesie 1949\/1978\u201d, scrive: \u201cLa poesia \u00e8 anche intuizione, radar , possibilit\u00e0 di vedere\u2026 si trova che la poesia \u00e8 in grado di sopperire, anzi ha il potere di provocare un modo diverso di esistere\u2026 chi fa questa esperienza comincia a riconoscere le infinite radici che lo collegano, che dovrebbero collegarlo a tutto\u2026 Se visto attraverso il limpido cristallino di Dio il mondo \u00e8 un proliferante intreccio espansivo\u2026 che esiste pi\u00f9 come progetto inesauribile di creazione che come creato. L\u2019uomo con il suo lavoro ne \u00e8 parte in ogni occasione\u201d.<\/p>\n<p>La <strong>scoperta della interiorit\u00e0 come<\/strong> <strong>luogo della scoperta della verit\u00e0<\/strong> ha un nobile inizio nella stessa nascita della filosofia come disciplina del pensiero. Sant\u2019Agostino stesso dice: \u201c entrai nel mio intimo sotto la tua guida\u2026 vi entrai e vidi con l\u2019occhio dell\u2019anima una luce immutabile\u2026 chi conosce la verit\u00e0 conosce quella luce e chi la conosce, conosce l\u2019eternit\u00e0. L\u2019amore la conosce\u2026 Dio si raggiunge con la memoria\u2026 <strong>Cogitare significa raccogliere non in altro luogo che nell\u2019anima\u201d.<\/strong><\/p>\n<p>Ed \u00e8 modernissimo questo concetto che possiamo illustrare con Gianni <strong>Vattimo,<\/strong> \u201cLa fine della modernit\u00e0\u201d (1991). Vattimo prende le distanze dall\u2019idea comune di progresso e di avanguardia. La modernit\u00e0 \u00e8 dominata dall\u2019idea di storia come progressiva illuminazione, rinascita, superamento. Il culto del nuovo e dell\u2019originale e il senso progressivo della storia, per Huizinga, nascono nel medioevo. Ma , data la dissoluzione dell\u2019idea di stabilit\u00e0 dell\u2019essere (per Heidegger \u00e8 il vuoto) il progresso diventa routine e il concetto di sviluppo \u00e8 stato secolarizzato. E\u2019 diventata impossibile la storia universale, \u00e8 diventato impossibile il grande racconto per la <strong>contemporaneit\u00e0 del racconto<\/strong>, e per la f<strong>rammentazione <\/strong>dei racconti possibili e la <strong>democratizzazione d<\/strong>ei racconti possibili; per l\u2019uso dei mezzi di comunicazione tecnologicamente avanzati (di destoricizzazione dell\u2019esperienza parla Mcluhan). Si va verso il nichilismo, la situazione nella quale <strong>l\u2019uomo rotola dal centro verso la x. <\/strong> Alla fine, dell\u2019essere come tale non ne \u00e8 pi\u00f9 nulla. Nella \u201cSociet\u00e0 trasparente\u201d del 2000, Vattimo parla di post- moderno. La modernit\u00e0 finisce quando non si pu\u00f2 pi\u00f9 parlare della storia come qualcosa di unitario, a partire dalla critica del <strong>carattere ideologico<\/strong> della rappresentazione unitaria (Benjamin dice: \u201cStoria <em><strong>come corso unitario \u00e8 rappresentazione del passato costruita da gruppi<\/strong><\/em> <em><strong>dominanti <\/strong><\/em>). Forse nel caos \u00e8 una speranza di emancipazione: dissolvendo i punti di vista centrali, dopo l\u2019effetto di omologazione, si moltiplicano le weltanshaund possibili e il <strong>pluralismo<\/strong> <strong>dei grandi racconti<\/strong> <strong>possibili.<\/strong> E\u2019 la profezia di Nietzsche, \u201cIl mondo vero alla fine della favola\u201d. Nietzsche ha mostrato che l\u2019immagine di <strong>realt\u00e0 ordinata e razionale \u00e8 un mito rassicurativo<\/strong>. La metafisica, gli universali, sarebbero un modo ancora violento di reagire a una situazione di pericolo percepita nel panta rei . I mass media fanno perdere il senso della realt\u00e0, il mondo delle cose diventa il mondo delle merci. Ma anzich\u00e9 coltivare la nevrosi della nostalgia, occorre coltivare la speranza della <strong>emancipazione dallo spaesamento<\/strong> . Claudio Sottocornola riconosce a se stesso di avere insegnato la tolleranza, un punto di vista pi\u00f9 ampio, ermeneutico, attraverso questo mezzo: il riconoscimento delle altre ragioni, senza rinunciare a cercare le ragioni e perfino la ragione che le pacifica tutte.<\/p>\n<p><strong>Postmann,<\/strong> in uno dei libri che il libro di Claudio mi ha fatto tornare in mente (\u201cL\u2019insegnamento come attivit\u00e0 sovversiva\u201d, 1969) \u2013 dice, citando Hemingway , che \u201cdote essenziale da formare \u00e8 il possesso di un rivelatore interno del ciarpame, per la continua <strong>lotta contro l\u2019adorazione del ciarpame\u201d<\/strong>. L\u2019insegnante sovversivo, antidottrinale, \u00e8 quello che insegna a porre domande, per rendere capaci di imparare a imparare. Formare capacit\u00e0 di giudizio \u00e8 la connotazione del suo <strong>dono: <\/strong> dono utile \u00e8 l\u2019 educazione che orienta a individuare valori, ormai possiamo nominare cos\u00ec i trascendentali elencati nel suo libro da Claudio. L\u2019educazione all\u2019ascolto e l\u2019esercizio al dialogo diventano propedeutici per la formazione morale. Lo dice anche nel suo \u201cThe gift\u201d, dedicato proprio ai maturandi.<\/p>\n<p>Posto filosoficamente, il problema del giudizio sui valori, anzi della loro scelta, \u00e8 un problema di carattere ermeneutico. Dobbiamo parlare di <strong>circolo ermeneutico<\/strong> : la comprensione delle parti richiede la pre-comprensione dell\u2019intero e viceversa. Ove assume un ruolo fondamentale la psicologia, la soggettivit\u00e0 dell\u2019interpretante. <strong>Gadamer<\/strong> ha scritto che l\u2019uomo del \u2018900 ha perso la ingenua e ottimistica fiducia nelle proprie capacit\u00e0 di comprendere la realt\u00e0 e se stesso. Dal disorientamento causato dalla perdita delle certezze, esattamente il problema che pone Sottocornola ne \u201cI trascendentali traditi\u201d, emerge un <strong>bisogno pi\u00f9 forte<\/strong>, l\u2019interrogativo fondamentale sul significato dell\u2019essere. La problematica ha una dimensione etica: <strong>la verit\u00e0 \u00e8 problematica perch\u00e9 si deve costruire fuori dei canoni soggettivi.<\/strong> Heidegger ha radicalizzato il circolo facendone una forma universale del comprendere: a partire da una anticipazione di senso, ovvero da una domanda, da un bisogno nel contesto del tempo in cui il suo essere sta, si d\u00e0 esistenza all\u2019essere. L\u2019ermeneutica viene considerata una <strong>situazione esperienziale<\/strong> la cui natura ha un <strong>carattere dialogico, <\/strong> illuminato dalla interazione tra domanda e risposta. <strong>La verit\u00e0 non pu\u00f2 essere definita in modo esaustivo<\/strong>. \u00c8 il \u201csapere di non sapere\u201d socratico.<\/p>\n<p>Sembrerebbe che la vocazione dell\u2019ermeneutica sia nichilista, essendo dipendente dal sistema percettivo del soggetto e dalla sua cultura particolare. Allora l\u2019edificazione di una teoria di pi\u00f9 ampia veduta \u00e8 legata alla <strong>intersoggettivit\u00e0 e alla responsabilit\u00e0<\/strong>. La verit\u00e0 in filosofia si fonda su una certa fiducia nella storia dell\u2019essere: \u00e8 possibile individuare <strong>interpretativamente <\/strong>linee di continuit\u00e0 , una sorta di evoluzionismo filosofico, senso della creaturalit\u00e0, una specie di provvidenzialit\u00e0. La filosofia si rapporta al passato come ad un insieme di <strong>possibilit\u00e0 che si offrono a interpretazioni<\/strong> . Nasce dal perenne conflitto o gioco delle interpretazioni. Questo il senso della espressione \u201c<strong>pensiero debole<\/strong>\u201d, che rimanda a una certa ironia di fondo verso ogni enfasi soggettiva. Ogni ricostruzione storica \u00e8 una interpretazione, ossia una conoscenza che non \u00e8 mai incontrovertibile, ma rimane un\u2019ipotesi, un problema.<\/p>\n<p>Edgar Morin, nel libro \u201c<strong>Industria culturale<\/strong>\u201d, dice che la standardizzazione, ossia la cultura di massa nel complesso sociologico della economia capitalistica, obbedisce a una legge fondamentale che \u00e8 quella del mercato. Da qui la sua elasticit\u00e0 che rende compatibile al sistema anche ci\u00f2 che vi si oppone. Accanto c\u2019\u00e8 la volgarizzazione, che si ottiene attraverso un processo elementare di <strong>semplificazione<\/strong>, attraverso la <strong>manicheizzazione<\/strong>, <strong>l\u2019attualizzazione<\/strong>, la <strong>modernizzazione<\/strong>, con l\u2019happy end come aggiunta. Elasticit\u00e0 e volgarizzazione connotano una cultura di indifferentismo eclettico. La possibilit\u00e0 dei consumi rende la vita stessa l\u2019ambito del loisir: la cultura di massa \u00e8 la gigantesca apologia del piacere e il loisir diventa stile di vita, l\u2019unico che si vuole seguire. Trovare un contravveleno a questo avvelenamento da gregge \u00e8 una urgenza.<\/p>\n<p>Nietzsche ed Heidegger hanno inteso <strong>smascherare il nichilismo<\/strong>: la nostra storicit\u00e0 non corrisponde a una secca alternativa metafisica tra essere e niente, piuttosto a un modo di esistere nel tempo che comporta una complicit\u00e0 di essere e niente. Il divenire \u00e8 processo in cui gli eterni entrano ed escono dalla luce dell\u2019apparire. Heidegger dice che assumendo la morte come possibilit\u00e0 ultima, ineludibile, l\u2019uomo ne fa la possibilit\u00e0 in grado di <strong>unificare<\/strong> l\u2019esistenza in un <strong>progetto<\/strong> che si sviluppa. Si pu\u00f2 dare un senso alla storicit\u00e0.<\/p>\n<p>Trovo in questa direzione che la lettura del libro di Claudio Sottocornola sia utile: entra subito nel cuore del problema, presentando la sua teoria e il suo pensiero sulla bellezza, sulla giustizia, sul bene, la verit\u00e0, l\u2019umilt\u00e0, senza rinunciare a un tentativo di mediazione tra taglio ermeneutico esistenzialista e aspirazione all\u2019universale. Ho gi\u00e0 osservato prima che <strong>l\u2019approccio biografico<\/strong> e delle sue poesie e dei suoi saggi mi fa avvertire una certa consapevolezza della scrittura come cura di s\u00e9. Duccio Demetrio, nel libro \u201cRaccontarsi, l\u2019autobiografia come cura di s\u00e9\u201d del 1996, lo esprime cos\u00ec: \u201c vivere al modo di chi fa un lavoro di tessitura\u201d. Per Kundera l\u2019ingresso nell\u2019et\u00e0 adulta ci impone delle variazioni di stile, degli adattamenti e aggiustamenti che richiedono pazienza: l\u2019uomo adulto \u00e8 un uomo plurale. In questa chiave si pu\u00f2 leggere la depressione come una resa all\u2019unicit\u00e0, che diventa nullit\u00e0. L\u2019adultit\u00e0, attraverso la tregua autobiografica impara ad accettare la propria molteplicit\u00e0. Darsi uno spazio autobiografico pu\u00f2 essere insieme una ricetta di adultizzazione e di ringiovanimento. Nello stile di Sottocornola, il piacere di ricordare sostiene una certa pedagogia della memoria, per rintracciare la sacralit\u00e0 delle proprie esperienze. Tale autocoscienza riflessiva \u00e8 per questo libro il retroterra che \u00e8 stato svolto in tutte le pubblicazioni precedenti. E in quanto \u00e8 cos\u00ec, attraverso la biografia Claudio intercetta i rapporti individuo-societ\u00e0 che sono quelli anche dei suoi contemporanei. Egli seleziona e trasmette elementi della sua storia di vita, che sarebbero incomprensibili senza il contesto. Le immagini strutturate di s\u00e9 coinvolgono la memoria che non \u00e8 solo rifugio, ma \u00e8 cultura, progetto&#8230;<\/p>\n<p>Memore forse delle parole di S.Paolo , che Il vero uomo \u00e8 colui che ha trovato qualcosa pi\u00f9 grande di s\u00e9 per cui vivere, ma che proprio per questo acquisisce un sapore, un timbro, una musica interiore del tutto personali e inconfondibili, Claudio si avvicina a un modo di essere autentico e fedele a se stesso, che \u00e8 quello di un autentico ripensamento sul s\u00e9 interiore. Autenticit\u00e0 come viene da Mancuso definita in \u201cLa vita autentica\u201d del 2009, ove parla di <strong>uomo autentico come<\/strong> <strong>uomo libero<\/strong>, libero innanzitutto da se stesso. Uomo autentico quello che <strong>vive per la giustizia, per il bene,<\/strong> <strong>per la verit\u00e0<\/strong>. Verit\u00e0 associata all\u2019armonia, al bene e alla giustizia, che sono una unica cosa che orienta la vita autentica. Per Claudio Sottocornola l\u2019uomo vive nel particolare squarcio di essere che \u00e8 un ritaglio dell\u2019universale, vive tentando una visione durevole che sa in anticipo essere prospettica e parziale, ma sa che pu\u00f2 mettersi in ascolto di una costante, di una persistenza, di una omogeneit\u00e0 che va cercata con umilt\u00e0 e pudore, senza dogmatismi, ma con libert\u00e0 e autenticit\u00e0. Riemerge il senso delle visioni olistiche che da Scoto Eriugena a Bruno a Hegel fino a Panikkar, pi\u00f9 volte citato da Sottocornola, conciliano il finito con l\u2019infinito in chiave emergentista. Con Cartesio abbiamo imparato che chi cerca la verit\u00e0 deve una volta nella vita dubitare di tutto. E allora sospendiamo il giudizio troppo impulsivamente trascinato a dire che la dimensione materiale, concreta e naturale dell\u2019uomo sia tutto l\u2019uomo. Troviamo che l\u2019uomo si sa libero. E le neuroscienze non sanno spiegare la libert\u00e0: vuol dire che non sono la via adeguata per il fenomeno uomo.<\/p>\n<p>Per <strong>Bonhoeffer<\/strong> , la parola veridica non \u00e8 una grandezza costante in s\u00e9. E\u2019 vivente come la vita stessa . La verit\u00e0 \u00e8 la vita buona , riguarda tutte le dimensioni della vita. La verit\u00e0 si attinge solo quando si ha cuore per l\u2019intero. Essa non \u00e8 solo esattezza, ma soprattutto bene e giustizia, saggezza nell\u2019utilizzazione del dato esatto. In essa si pu\u00f2 entrare solo mediante l\u2019adeguazione della nostra intelligenza e della nostra volont\u00e0 alla totalit\u00e0 del reale.<\/p>\n<p>Presentazione del libro, Libreria Buona Stampa &#8211; Bergamo, 16 dicembre 2011<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Agata Salamone Ci capita di fare le letture che ci servono, come se, nello scegliere un libro, seguissimo l\u2019ordine delle nostre necessit\u00e0 interiori. 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