{"id":2408,"date":"2012-07-30T15:48:10","date_gmt":"2012-07-30T15:48:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.claudiosottocornola-claude.com\/wordpress\/?p=2408"},"modified":"2024-08-29T10:35:44","modified_gmt":"2024-08-29T10:35:44","slug":"working-class-5","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.claudiosottocornola-claude.com\/wordpress\/archives\/2408","title":{"rendered":"Working Class"},"content":{"rendered":"<p><em><strong>L&#8217;immagine della donna nella canzone<br \/>\n<\/strong><\/em><br \/>\nUltimo appuntamento con &#8216;Working Class&#8217;, il suggestivo web-concert tematico ideato e interpretato dal &#8216;filosofo del pop&#8217; . Marted\u00ec 31 luglio sar\u00e0 disponibile in rete la quinta sezione del nuovo progetto, dal territorio a internet <a title=\"Comunicato Stampa\" href=\"https:\/\/www.synpress44.com\/01Comunicati.asp?id=1986\" target=\"_blank\">(continua\u2026)<\/a><\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" width=\"650\" height=\"380\" src=\"https:\/\/www.youtube-nocookie.com\/embed\/4C0v_BkViuQ?si=4MfAc9r85sw2drto\" title=\"Immagine della donna nella canzone - Lezione Concerto\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p><strong>L\u2019immagine della donna nella canzone <\/strong><\/p>\n<p>Ripercorrere la storia della canzone italiana \u00e8 interessante quanto ripercorrere la storia d\u2019Italia attraverso la canzone. Un calembour che, in realt\u00e0, intreccia altre storie, quelle di ciascuno di noi <!--more-->o dei nostri genitori o dei nostri nonni, e quelle di immagini televisive che ci appaiono sbiadite e dai contorni strani, rivedendole oggi come se non fosse passato il tempo, o come se ne fosse trascorso molto di pi\u00f9 del reale.<br \/>\nPertanto scegliere alcune canzoni per cercarne il leit-motiv, ma anche per scrivere un diario che avevamo lasciato nel cassetto della memoria, come fa Claudio Sottocornola nelle sue lezioni-concerto, \u00e8 senz\u2019altro un\u2019operazione intelligente per non perdere quel senso del vissuto e quel senso del tempo che oggi sempre di pi\u00f9 scompare.<br \/>\nI motivi non \u00e8 questa la sede per sondarli. Bisogna soltanto mettere a fuoco che abbiamo sempre pi\u00f9 bisogno di memoria tridimensionale dei fatti accaduti, perch\u00e9 i testimoni degli ultimi due decenni pagano lo scotto di avere sempre pi\u00f9 avuto a che fare con un monitor (televisivo o del computer) che non con i fatti veri. Anche nel mondo della canzone, o della canzonetta all\u2019italiana come si diceva un tempo, i testimoni sono necessari per sottolineare fatti e personaggi, sentori e motivazioni che vanno ben al di l\u00e0 del mordi e fuggi commerciale al quale siamo abituati oggi.<br \/>\nE questo non vuole affatto essere un polpettone critico tipo post sermone della domenica.<br \/>\n\u00c8 un dato di fatto. Senza paura di essere ipercritici, antimoderni, retrogradi. Affatto. Oggi abbiamo bisogno di testimoniare, alzare la voce, fare sentire il senso del fare che si sta sempre pi\u00f9 perdendo dietro la velocit\u00e0 dei messaggi postati sul web, falsi slanci emotivi che spesso non hanno costrutto nel vissuto e nel sentire veri. Pertanto si valutano le canzoni contemporanee, alcune molto belle, in base ai dati di vendita, ma anche per la quantit\u00e0 di brani scaricati dal web, in tempi cos\u00ec rapidi, con le cuffiette che mandano suoni cos\u00ec in fretta che non ci si attarda pi\u00f9 sull\u2019emozione.<br \/>\nIl tempo, infatti, fa la differenza.<br \/>\nIl rito di trovare il disco, portarlo a casa e posizionarlo sul giradischi, con la puntina che doveva delicatamente essere messa sul solco giusto, aveva con s\u00e9 anche un lungo senso di tempo e di consapevolezza, la magia di un sogno che si andava realizzando sotto i nostri occhi e grazie a noi stessi.<br \/>\nLo stesso dicasi per il mangiadischi che perdeva un po\u2019 del fascino di permettere di vedere il disco girare, ma che aveva il profumo della libert\u00e0 di portarsi il disco stesso in giro dappertutto. E poi c\u2019erano i problemi, che si infilavano tra la propria voglia di evasione, di assomigliare a quelle voci che uscivano da quegli aggeggi non privi di fascino, e la nostra miseria umana che spesso portava a non avere le puntine a posto, a rigare il disco, a strappare inavvertitamente la copertina che riportava le immagini degli idoli del momento. Per non parlare poi del divertimento e della rabbia con i nastri delle cassette che ci si ingegnava di riavvolgere con dito infilato nel rotolino dentato, oppure che si riavvolgevano con il pennarello della misura giusta, perfettamente inserito tra i dentelli di plastica del miracolo della tecnologia. Nastri magnetici che si rompevano e venivano pazientemente medicati con nastro adesivo trasparente, quando poi non decidevano di incastrarsi irrimediabilmente nel riproduttore e sempre quando doveva suonare la canzone preferita. Allora si passava alle richieste alle radio locali, cercando disperatamente di registrare quello che usciva dall\u2019aggeggio e perdendo sempre qualcosa: una nota, un pezzo di musica, il titolo della canzone o la dedica; oppure ci si scambiava i nastri, i dischi\u2026 Un delirio.<br \/>\nChi pensa: \u201cBei tempi\u201d, beh, si sbaglia! Niente a che vedere con la perfezione del suono dei cd, con la riproduzione pressoch\u00e9 perfetta dei lettori mp3 eccetera, eccetera, e con la facilit\u00e0 con la quale ci si pu\u00f2 spedire un brano, da un telefonino all\u2019altro, da un computer all\u2019altro, scaricandolo con la velocit\u00e0 della luce, rispetto al tempo di scelta nel negozio di dischi. Eppure, chi non era ancora nato o chi era in fasce come me ai tempi del boom della canzone italiana, non pu\u00f2 non constatare che ha trascorso tutta la vita con gli stessi brani: non manca Natale, Capodanno, discoteca, festa di compleanno che non faccia riascoltare la saga dei Watussi, il twist, il trenino e chi pi\u00f9 ne ha pi\u00f9 ne metta. E non c\u2019\u00e8 giovane che non conosca i classici che hanno reso famosa nel mondo la canzone italiana, sedimentata nel vissuto collettivo in frac, o librata nell\u2019Azzurro di un cielo blu dei nostri pi\u00f9 amati cantanti.<br \/>\nLa canzone italiana, quindi, \u00e8 frutto di un Paese che ha saputo delineare se stesso attraverso le note anche nei momenti pi\u00f9 bui, pi\u00f9 difficili, pi\u00f9 inossidabili dell\u2019Italia travolta da bombe, scandali, crisi politico-militari, o terroristiche o di mafia. L\u2019Italia delle colombe che volavano e che poi sono diventate i \u201cmaschi\u201d graffianti che mai avremmo immaginato di sentire celebrare cos\u00ec.<br \/>\nPer poter avere una panoramica della canzone italiana pi\u00f9 vera, non scevra di interessi economici, di scelte di mercato (basti pensare alla \u201cBambola\u201d che Little Tony si era rifiutato di cantare e che \u00e8 diventato uno dei cavalli di battaglia della splendida voce di Patty Pravo, poi anche in duetto con lui), di trovate grandiose come il Cantagiro o Canzonissima, per citare solo alcuni degli spettacoli musicali che hanno lanciato i big della canzone italiana per decenni, attraversiamo alcune delle canzoni pi\u00f9 famose cantate dalle donne, grazie alle lezioni concerto proposte da Claudio Sottocornola. Niente di strano, la madrina Nilla Pizzi aveva insegnato molto, ma l\u2019Italia si riconosce molto dalle e nelle sue donne della canzone. Icone, che non a caso suscitano l\u2019interesse di un interprete che \u00e8 anche storico e filosofo, e pertanto vede in esse maschere di risonanza di un tempo, di un luogo, di una civilt\u00e0, se ne appropria e con una specie di gioco di prestigio, ce ne restituisce la magia in una speculare declinazione maschile. Immagini come ologrammi, canzoni come fonti storiche, musica come storia del pensiero.<br \/>\nSe altrove, in altri ambiti, non avevano ancora posti importanti, le donne cantanti, infatti, potevano lanciare mode o dissacrare tradizioni, permettersi il lusso di esistere al di l\u00e0 delle convenzioni e tessere quella tela di modus vivendi al femminile di cui ancora oggi tanto il nostro Paese abbisogna.<br \/>\nPossiamo citare il cambiamento ottenuto tra \u201cMa l\u2019amore no\u201d di Galdieri-D\u2019Anzi, cantata da Alida Valli e \u201cQuello che le donne non dicono\u201d di Ruggeri-Schiavone, cantata da Fiorella Mannoia: splendide voci che esprimono differenze di mode e di costumi, ma soprattutto il cambiamento di una societ\u00e0 che si denota dalla metodicit\u00e0 stessa del testo. Alida Valli esprimeva la sognante donna che trovava nel marito la realizzazione del suo diventare adulta, passando dalla patria potest\u00e0 del genitore maschio a quella del marito prodigo di attenzioni nei suoi confronti, per un amore che non poteva disperdersi nel tempo e non aveva altro motivo che restare duraturo per sempre; mentre Fiorella Mannoia, dal timbro pi\u00f9 deciso ed intenso, con una metodicit\u00e0 assolutamente diversa e pi\u00f9 mordente, esprime una femminilit\u00e0 completa, con bisogni ben pi\u00f9 complessi ed espressi di un perdersi in un amore da Mille e una notte. A questi due testi fa da contraltare il duetto Mina-Celentano che completa il discorso perfettamente: \u201cAcqua e sale\u201d di Donzelli-Leomporro, al di l\u00e0 delle parole, esprime nella completezza delle due tonalit\u00e0 in simbiosi quell\u2019estro musicale che permette di unire voci maschile e femminile creando un unisono non soltanto vocale, ma soprattutto d\u2019intenti. La canzone, molto bella, riesce a dare il senso di un rapporto \u201camoroso\u201d che va al di l\u00e0 dei dettami religiosi finora imposti, aprendo a quel reale tentativo di equiparazione che, ben centrato dall\u2019accoppiamento artistico dei due mostri sacri della canzone italiana, auspica anche per la vita una sintesi simile, senza dimenticare che le differenze esistono e che rimangono malgrado si cerchi di crescere nel senso di parit\u00e0 che ancora non abbiamo pienamente acquisito.<br \/>\nSono passati gli anni e le mode sono definitivamente cambiate nell\u2019ordine di idee: ci si avvicina sempre pi\u00f9 al momento \u201cglobal\u201d nel quale tutto \u00e8 a disposizione di tutti e si pu\u00f2 decidere di essere e di ascoltare quello che si vuole senza doversi per forza adeguare alle mode imperanti.<br \/>\nMi piace pensare che al duetto Mina-Celentano faccia eco Ornella Vanoni con la canzone scritta da Gino Paoli \u201cSenza fine\u201d. Un inno d\u2019amore senza tempo, con una melodia resa ancora pi\u00f9 intensa dalla voce della Vanoni, capace di dare quell\u2019intensit\u00e0 emotiva, quella profondit\u00e0 d\u2019animo difficilmente eguagliati da altre cantanti per questo bellissimo testo. L\u2019evoluzione femminile c\u2019\u00e8 stata: da \u201cMa l\u2019amore no\u201d che ricorda tanto la colomba cantata proprio da Nilla Pizzi, siamo passati alla consapevolezza amorosa, al librarsi verso lidi di infinita dolcezza sempre pi\u00f9 voluti e cercati da una donna che ha seguito la sua strada. \u00c8 riuscita a diventare via via sempre pi\u00f9 padrona di s\u00e9, malgrado l\u2019amore la faccia perdere nei lidi magici dell\u2019immaginario e del sognante, ma non pi\u00f9 per imposte verit\u00e0 misconosciute com\u2019era almeno fino agli anni Cinquanta. Penso al duetto Mino-Lupo, quando l\u2019amore vietato divent\u00f2 capolavoro ascoltato e riascoltato milioni di volte.<br \/>\nE l\u2019evoluzione artistica e linguistica che soggiace allo sviluppo della canzone, lo si ascolta, dall\u2019infinito cantato da Ornella Vanoni, dalla voce ancora pi\u00f9 roca, ancora pi\u00f9 profonda di Gianna Nannini che invoca la sua \u201cMeravigliosa creatura\u201d con un\u2019intensit\u00e0 che sottolinea i tempi nuovi. Non ci sono pi\u00f9 finzioni, non ci sono pi\u00f9 remore: la donna pu\u00f2 finalmente cantare al suo uomo, all\u2019uomo in generale, al desiderio, senza paura di essere bocciata alla scuola delle belle maniere di galateo. Si \u00e8 evoluti in meglio? I gusti cambiano e di certo sono cambiati, favorendo la comparsa sulla scena musicale di personaggi di certo impossibili da pensare soltanto vent\u2019anni prima. La rockettara Nannini non poteva certo essere pensata negli anni d\u2019inizio Sessanta, ma ben ha rivestito il ruolo della trascinatrice delle teen-ager che non dovevano preoccuparsi d\u2019altro che di scegliere il giusto colore dell\u2019ombretto: per organizzarsi con un cambio d\u2019abiti nella borsa al momento di dire alla mamma che si usciva timidamente con le amiche, ci si era gi\u00e0 addestrate anche negli anni che sembravano pi\u00f9 compresi nella morale comune.<br \/>\nIn realt\u00e0, i giovani cambiano poco. Rimangono sognanti e sognatori, capaci di idee per cambiare il mondo, e a volte ci riescono pure, permettendo l\u2019evoluzione della societ\u00e0 o la sua involuzione, a seconda dei momenti e a seconda (molto) dei punti di vista. In ogni caso c\u2019\u00e8 sempre il sogno dell\u2019amore, il bisogno di trovare l\u2019anima gemella, di identificarsi in quella \u201cmeravigliosa creatura\u201d che si potrebbe essere se si avesse accanto qualcuno capace di amarci per quello che siamo, interamente, completamente e per sempre. Sogni eterni, di maschi e di femmine, interpretati dalla moda e dalla musica, ma anche richiesti a gran voce generazione dopo generazione.<br \/>\nAncora oggi, infatti, ascoltiamo con piacere il ritmo incalzante di \u201cCuore\u201d, scritta da Mann-Weill-Rossi per la voce di Rita Pavone. Il battito cardiaco prevale nel rimbombo musicale e ci appare nell\u2019immaginario il fisico mingherlino di Rita Pavone, dismessi gli abiti da monello che le erano propri, smessa la foga della domenica del calcio al quale gli uomini si dedicavano invece di stare con la propria amata, finita la pappa col pomodoro. Appare una donna bisognosa di ascoltare le proprie passioni e i propri desideri, con un classico non solo della canzone italiana, ma dei testi per canzoni. L\u2019amore celebrato in tutte le salse, ma che acquista significati sempre pi\u00f9 veri quando interpretato proprio da personaggi che avevano altri clich\u00e9. Il messaggio \u00e8 quindi sempre positivo, ma anche il messaggio della ricerca di valori profondi, dell\u2019anima, dell\u2019estro creativo, della necessit\u00e0 di dare voce a ci\u00f2 che il pubblico chiedeva come lo chiedeva. Rita Pavone \u00e8 l\u2019antesignana di Gianna Nannini, ancora morbida nei modi, ma capace di far comprendere come ormai i tempi della melensit\u00e0 femminile siamo finiti. Ora c\u2019\u00e8 una donna a tutto tondo che chiede di essere amata per quella che \u00e8 e come vuole essere amata lei, al di l\u00e0 del fatto che non sia perfettamente la donna ideale. Pavone non \u00e8 procace, non ha fluenti capelli lunghi, non ha la coscia lunga alla Kessler, ma \u00e8 capace di quell\u2019intensit\u00e0 di voce e di sguardo che incanta anche chi aveva immagini femminili ben diverse. Ci si era gi\u00e0 abituati al \u201cmolleggiato\u201d, certo, ma in ogni caso, se si osservano attentamente i filmati del tempo dell\u2019esordio e del successo di Rita Pavone, \u00e8 chiaro che le persone sapevano gi\u00e0 essere pi\u00f9 moderne e meno bigotte di quanto ci piaccia pensare quando si rispolvera la celeberrima frase \u201cvecchi tempi\u201d.<br \/>\nE allora come non pensare alla voce splendidamente interessante, ma anche all\u2019eccentrico personaggio che \u00e8 saputa essere Patty Pravo? Faccia da brava ragazza, classica biondina veneziana di buona famiglia diventata famosa al Piper, Patty era senz\u2019altro pi\u00f9 vicina all\u2019immaginario maschile di donna avvenente, ma ha saputo ritagliarsi i panni di donna per se stessa, senza per forza avere bisogno di un uomo per essere davvero quella che voleva essere. Il confronto ottimale \u00e8 con la bella voce di Gigliola Cinquetti e il suo mitico brano \u201cNon ho l\u2019et\u00e0\u201d. Scandalo, ma anche altro mito dell\u2019amore. Cinquetti era giovanissima, dal viso angelico, molto bambina dei sogni che tutti sognavano. Patty ha saputo diventare il simbolo dell\u2019autodeterminazione anticipando di anni e di gran lunga in stile, le moderne star della canzone internazionale, sapendo restare alla ribalta senza abdicare al suo bisogno di essere se stessa anche quando impersonava la star eccentrica e dalle mise pi\u00f9 impensabili. Voce inconfondibile e assolutamente magnetica, ha catalizzato intorno a s\u00e9 la riflessione universale, maschile-femminile; italiana-straniera con testi inconfondibili come \u201cSe perdo te\u201d di Bardotti-Korda. Capolavoro indiscusso, \u201cSe perdo te\u201d per la voce di Pravo \u00e8 il culmine dell\u2019evoluzione femminile nella canzone. Dalla Cinquetti che non ha l\u2019et\u00e0 per amare e non pu\u00f2 amare un uomo pi\u00f9 grande di lei, alla donna che, pur con il tono serio di chi \u00e8 responsabile di s\u00e9 (lavora fuori casa, pensa alla famiglia, assume ruoli di potere e di responsabilit\u00e0 sempre pi\u00f9 grandi), non perde di vista la sua capacit\u00e0 di amare e di avere bisogno di un amore accanto. Un amore non pi\u00f9 ideale e idealizzato, ma legato ad una persona in carne ed ossa, con pregi e difetti. Queste canzoni, non dimentichiamolo, transitano anche per gli anni dei dissidi forti all\u2019interno della famiglia e della societ\u00e0. Ci si interrogava sul divorzio, poi diventato legge; ci si interrogava sulla possibilit\u00e0 di avere altre relazioni dopo la fine di una storia d\u2019amore importante come quella siglata in chiesa; ci si interrogava sul ruolo della donna che, ammessa alla scuola media e poi superiore, si affacciava sempre pi\u00f9 al ruolo sociale attivo, tolta l\u2019ultima barriera dell\u2019essere inferiore che era stata anche dal punto di vista giuridico fino a pochissimo tempo prima. Pertanto \u201cSe perdo te\u201d diventa un giro di boa, il mezzo per affermare che s\u00ec, rimaneva importane il tema dell\u2019amore che fa battere il cuore all\u2019impazzata, come cantava Little Tony, o faceva girare come una bambola, ma che pure restava uno degli scopi della vita. Anche per quel \u201cPigramente signora\u201d di Evangelisti-Fogelberg, impersonata\/interpretata sempre da Patty Pravo.<br \/>\nDonne che crescono e assumono sempre pi\u00f9 su di loro la propria vita, disabituandosi ad essere pedine di una realt\u00e0 vera dalla quale sembravano separate. Questo non significa non soffrire pi\u00f9: lo insegnano straordinarie interpreti della canzone come la Mia Martini di \u201cPiccolo uomo\u201d, scritta da Lauzi-La Bionda-Baldan Bembo. Mia Martini non \u00e8 la donna ancora un po\u2019 svenevole de \u201cNon ho l\u2019et\u00e0\u201d, o la graffiante Pravo o la sicura di s\u00e9 Nannini. \u00c8 una donna che riveste un ruolo ambiguo, molto vicina a quelli normali di donne qualsiasi, un po\u2019 ammaliatrici un po\u2019 incapaci di non soffrire per amore. E qui ci lascia un indimenticabile capolavoro della canzone parlando come raramente si faceva di loro, gli uomini, quelli che feriscono, che non ci meritano, che se ne vanno e ci abbandonano. La voce strepitosa di Mia ha reso questa canzone inossidabile e ci offre ancora un altro ritratto della donna attraverso le mode e attraverso se stessa. La donna che non vuole perdere un amore, non vuole essere lasciata, non vuole mettere i panni della forte e basta, ma essere sola e indifesa, pur se di carattere, come si sente dal timbro e dal suono della voce.<br \/>\nProprio qui si inserisce bene qualche considerazione sull\u2019interpretazione maschile che d\u00e0 al tono e al ritmo del discorso una nota di riflessione ben pi\u00f9 profonda delle parole. Ad interpretare questi capisaldi della canzone italiana, le icone della nostra discografia, \u00e8 un soggetto maschile che esula dai clich\u00e9 dei rotocalchi, che \u00e8 ben lontano dalle immagini patinate del biondo ossigenato e smorfie da vamp. Chi d\u00e0 voce in questo video al senso del testo della canzone, al tempo trascorso \u00e8 Sottocornola che, grazie allo studio e all\u2019approfondimento, alle interviste e al confronto diretto con i protagonisti, al tempo stesso che \u00e8 passato con le sue mode e i suoi turbinii, sceglie la sua voce per commentare, oltre che le analisi puntuali.<br \/>\nCantando le canzoni scelte per la dissertazione, Claudio\/Claude usa non soltanto il suo apparato vocale, ma sceglie tonalit\u00e0 e timbri, lasciando al roco e al profondo del prettamente maschile far cadere quella nota in pi\u00f9 che d\u00e0 il passo a tutto il discorso. La scelta non \u00e8 certo di sostituirsi alle voci, di copiarle o di dimostrare diverse capacit\u00e0, quanto di averle introiettate al punto da diventare cardine di confronto analitico. Il suono pi\u00f9 graffiante o pi\u00f9 rock spesso si addolcisce di profondit\u00e0 puramente personali e questo impreziosisce appunto il discorso accademico che si stempera, cos\u00ec, con le emozioni che suscitano ancora queste canzoni sia a chi le ha gi\u00e0 ascoltate dal vivo ai suoi tempi, sia in chi le ascolta con la giovinezza di oggi, assaporandone un ch\u00e9 di nostalgico e di imponente.<br \/>\nBellissimo anche il testo di \u201cUn\u2019emozione da poco\u201d di Fossati-Guglielminetti, cantata da Anna Oxa. Altrettanto voce decisa, dalle reminiscenze maschili, con ampie capacit\u00e0 vocali. Tutto questo permette ancora una volta di dare slancio al testo, di dare peso all\u2019interprete. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 possibilit\u00e0 di ritorno: siamo completamente rivolti verso una dimensione femminile che sta permeando la societ\u00e0 sempre di pi\u00f9 e alla quale guardano donne da ogni parte del mondo. Se davanti agli occhi c\u2019era l\u2019avvenente e divertente femmina dei video musicali di Freddy Merecury, casalinga tipo della societ\u00e0 americana bigotta e poco disposta a guardare al di l\u00e0 del suo naso quando la questione si faceva complessa, in Italia la donna celebrata dalla canzone sta cambiando e tutto la insegue. Soprattutto la canzone. Pu\u00f2 sembrare che la donna abbia seguito soltanto le mode, adeguandosi alle paillettes degli anni Ottanta e al tipo di trucco imposto: in realt\u00e0 sono state le mode ad interpretare il cambiamento, a tratti anche dirompente, che aveva fatto seguito ad un periodo di scontri ideologici e di lotte sociali, transitate anche per lotte di piazza, rivendicazioni di parit\u00e0, prorompente voglia di vedersi riconosciute. Ancora oggi, in alcune professioni di rilievo, ci sono donne che pensano di riuscire soltanto confondendo la propria femminilit\u00e0 in atteggiamenti maschili, quasi dovessero ancora imporsi. In realt\u00e0, pur verificando crisi di involuzione, \u00e8 la donna che sta perdendo il gusto di seguire la propria indole e di trovare spazio mentale per manifestarla e realizzarla adeguatamente. Sembra ancora una volta aspettare da fuori quello che le deve venire da dentro e si riconosce ancora una volta nella donna che attende solo alla casa e al marito, senza considerare che quei tempi (per fortuna) non esistono pi\u00f9. Abbiamo toni nostalgici ne \u201cLa solitudine\u201d di Cavalli-Cremonesi-Valsiglio, cantata da Laura Pausini, alla quale possiamo accostare un classico come \u201cAl di l\u00e0\u201d di Mogol-Donida, cantata da Tajoli e Betty Curtis, non gi\u00e0 per mode e contenuti, quanto per affinit\u00e0 di sentire.<br \/>\nInutile pensare a dove stiamo andando. Il nostro mondo sempre pi\u00f9 complesso trova strade spesso inusuali e intriganti, con voci interessanti e innovative, malgrado tendenzialmente \u201cpassino\u201d con maggiore facilit\u00e0 di un tempo. Diciamo che oggi c\u2019\u00e8 pi\u00f9 la ricerca della notoriet\u00e0 che la ricerca dell\u2019affinamento continuativo di genere, cavalcando mode momentanee che si rendono tali per noia o per convenienza. Rimane un altro classico la bella<br \/>\n&#8220;Il portiere di notte\u201d scritta e cantata da Enrico Ruggeri che, a questo punto delle nostre considerazioni, si presta bene a delineare la situazione. Chi sta a guardare non \u00e8 in realt\u00e0 il passivo fruitore di una situazione: \u00e8 colui che lavora, che fa il suo solito dovere, ma che pure sogna, pensa, vede. Prova a immedesimarsi nelle vite degli altri, ne prova piacere o dolore, pena e desiderio. Splendida l\u2019interpretazione, rende ancora pi\u00f9 a fondo l\u2019idea espressa nel testo. E sottolinea quel senso di ineluttabilit\u00e0 che nelle canzoni diventa teorema e paradigma, trampolino per nuove creazioni e mai disfatta introversa, quasi depressa. Le canzoni e le cantanti dovevano accontentare un po\u2019 tutti, dalle commesse con i capelli cotonati, alle mamme dalle gonne un po\u2019 lunghe, com\u2019ebbe a disegnarle Bennato, alle nonne che sognavano nipotine realizzate e felici. Allora ecco le varie \u201ctigri\u201d e le varie \u201cpantere\u201d che interpretano come non mai prima l\u2019evoluzione dei tempi, cantando le canzoni natalizie e i dissapori, il romanticismo e la fine di un amore, coinvolgendo nella riflessione migliaia di simili dalle quali le riflessioni arrivavano. Ecco che era perfetto il clich\u00e9 di una artista piuttosto che di un\u2019altra, nate e cresciute con l\u2019intento di piacere e di fare ci\u00f2 che avevano sempre sognato. La ribalta arrivava per indiscusse capacit\u00e0 vocali, prendiamo il caso di Mina.<br \/>\nOggi la globalizzazione rende la massa indistinta, le nonne sono pi\u00f9 alla moda delle nipoti, i capelli cotonati non sono pi\u00f9 un vessillo, tutto \u00e8 pi\u00f9 normale, pi\u00f9 alla portata, pi\u00f9 libero, meno stereotipato. Non si deve pi\u00f9 accontentare nessuno e quindi si deve piacere un po\u2019 a tutti.<br \/>\nOggi abbiamo talent show interessanti, ma nei quali diventa di moda dileggiare i maestri, dissacrare le capacit\u00e0 e la gavetta. Si confezionano pessimi personaggi da imitare: la supponenza non fa mai bene, anche se si ha talento e anche se si hanno ottimi polmoni. E il tutto esaurito dell\u2019oggi lascia troppo spesso il posto al vuoto estremo del domani, occupato da rotocalchi impietosi e da noie da sviare con altre starlet del palcoscenico.<br \/>\nLa voce femminile dovrebbe levarsi sempre pi\u00f9 come monito a non perdere quanto si \u00e8 acquisito, perch\u00e9 si rimane troppo indifferenti di fronte a notizie sconvolgenti che riguardano non pi\u00f9 lo struggersi d\u2019amore, ma lo struggersi e basta per un sentimento confuso e complicato al quale non si \u00e8 educati, stemperato spesso, sempre troppo spesso, in un momento di rabbia che strappa vite e sorrisi.<br \/>\nAlla fine \u00e8 sempre quella la considerazione: il gioco delle emozioni \u00e8 sottile e sconvolgente, troppo complicato ammaestrarle, conoscerle, amarle per potersi considerare protagonisti di un LP per tutto il giro del giradischi. La magia che si va perdendo \u00e8 sempre pi\u00f9 sovrastata da scenari di massacri, talvolta reali, talvolta dell\u2019anima che si lascia rapire da un motivetto perch\u00e9 fondamentalmente alla ricerca di quella magia che si porta dentro, sia che abbia avito le fiabe da bambina sia che no. La crescita che si persegue con la canzone contemporanea \u00e8 la ricerca di anestetizzare il tempo, come si cerca di coprire i rumori del mondo con il tutto volume in cuffia, sapendo che la perfezione del suono \u00e8 quasi totale e che se ci si stanca della stessa canzone se ne pu\u00f2 scaricare un\u2019altra dal computer di casa senza neanche pi\u00f9 andare al rito del negozio, della scelta, della condivisione di una cuffia per sentire com\u2019\u00e8 tutto l\u2019album.<br \/>\nTuttavia il ruolo della canzone \u00e8 fondamentale, perch\u00e9 la musica non solo sa guarire da molti mali, ma sa cancellare differenze in altri campi insormontabili. Gli esempi possono essere molteplici, basti pensare a come ci si riunisce in ogni parte del mondo al nome di Michael Jackson. La scelta \u00e8 ampia. I maestri della spiegazione sono validi, come appunto il nostro Sottocornola, ma nella sua atipicit\u00e0 di critico-interprete che conferisce voce, oltre che analisi, a un testo e a un\u2019epoca.<br \/>\nGrazie alle lezioni-concerto che Sottocornola realizza con modalit\u00e0 professionistiche e creative, si possono accompagnare fruitori trasversali alle mode, agli anni, ai gusti, a comprendere l\u2019evoluzione dei tempi, della storia, dei fatti quotidiani del tempo (soprattutto compreso tra gli anni \u201950 e gli anni \u201990 del secolo scorso) che sono gi\u00e0 oggetto di libri di testo scolastici. La canzone, proprio per la gi\u00e0 citata funzione universale e universalizzante della musica, consente di arrivare a ricordare senza scalfire i sentori politici, che avevano dilaniato persone e ideali, senza offendere alcun punto di vista che non sia di piacere di genere. E questo non per una scelta politically correct, quanto per una precisa funzione di insegnamento a comprendere che tanto manca ai nostri giorni. La possibilit\u00e0 di fruire delle lezioni anche on line, consente non solo di arrivare al pi\u00f9 vasto pubblico del web, quanto al pi\u00f9 vasto pubblico di genere e quindi a sottoporre un\u2019operazione moderna ma dai solidi fondamenti educativi, quelli, per capirci, che sono validi alla TV soltanto in tardissima serata.<\/p>\n<p>Alessia Biasiolo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;immagine della donna nella canzone Ultimo appuntamento con &#8216;Working Class&#8217;, il suggestivo web-concert tematico ideato e interpretato dal &#8216;filosofo del pop&#8217; . 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