{"id":2704,"date":"2012-12-10T14:47:17","date_gmt":"2012-12-10T14:47:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.claudiosottocornola-claude.com\/wordpress\/?p=2704"},"modified":"2012-12-17T17:31:00","modified_gmt":"2012-12-17T17:31:00","slug":"teen-agers-di-ieri-e-di-oggi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.claudiosottocornola-claude.com\/wordpress\/archives\/2704","title":{"rendered":"Non voglio essere un poeta\u2026 ci\u00f2 che voglio fare \u00e8 ballare.<br>Prince, D.M.S.R."},"content":{"rendered":"<p>Ho sempre avvertito il fascino dell\u2019essenzialit\u00e0. E nella musica, da adolescente, questo ha voluto dire l\u2019occhio di bue sulla piccolissima Edith Piaf e la sua teatrale, ingenua e mirabile gestualit\u00e0, o la magnetica presenza scenica di Charles Aznavour, ma anche il carisma della Pavone anni \u201970 nel suo repertorio internazionale, accovacciata sugli assi di un palcoscenico e illuminata da un riflettore che ne ingigantiva l\u2019ombra\u2026 S\u00ec, ho sempre diffidato di meccanismi hollywoodiani, effetti speciali e abiti di scena. <img decoding=\"async\" title=\"Continua...\" src=\"http:\/\/www.claudiosottocornola-claude.com\/wordpress\/wp-includes\/js\/tinymce\/plugins\/wordpress\/img\/trans.gif\" alt=\"\" \/>Tutto ci\u00f2 che \u00e8 grezzo e in divenire, che reca in s\u00e9 l\u2019impronta di una qualche sublime imperfezione, mi ha sempre inquietato e attratto pi\u00f9 di qualsiasi patinata bellezza, di qualsiasi stupefacente clich\u00e9. Forse per questo non vado d\u2019accordo col pubblico di tendenza, con i mediocri puristi che si affidano agli standard, con quelli che cercano complicit\u00e0 e facili seduzioni\u2026Evviva la sgradevolezza, il rudimento e il kitsch, al limite il mostruoso se ci riscatta da una concezione piatta ed edulcorata della natura e dello spirito, versione per eterni minorenni della vita\u2026E moralisticamente ancor pi\u00f9 ho diffidato: diffidato di costose macchine per fare spettacolo, siano esse cinema, musica o televisione, dove il valore dipende solo dal denaro investito, e poco \u00e8 comunque tanto, troppo, assolutamente inaccettabilmente troppo, e comunque troppo poco per coprire il niente che sta sotto, dietro e davanti. Ma che pure consacra gli artefici del nulla alla fama, alla consacrazione, alla gloria\u2026<\/p>\n<p>Fortuna vuole che, pur essendo sempre stato affascinato dall\u2019invenzione e dal sogno, e avendo incominciato a lavorarci ancora adolescente, la decisione di farne comunicazione sia maturata molto tardi, in et\u00e0 pi\u00f9 che adulta, e quindi ormai al riparo da banali escamotage e avvilenti compromessi con l\u2019idea; s\u00ec, davvero sono restato libero dalle convenienze del successo o della popolarit\u00e0, per natura alieno e inetto rispetto a quelle dell\u2019economia, e quindi nell\u2019insieme libero e marginale, forse anche creativo\u2026 Vivere ha significato lavorare, e nel mondo di oggi se si hanno certi interessi si lavora come docenti nella scuola che ci ritroviamo: fra le altre cose la Filosofia, che \u00e8 la mia disciplina, mi ha insegnato a non smettere mai di indagare perch\u00e9 \u201cUna vita senza ricerca non \u00e8 degna di essere vissuta\u201d (Platone, <em>Apologia di Socrate<\/em>) ed ho imparato che non \u00e8 sufficiente \u201ccambiare idea\u201d per crescere, ma \u00e8 molto pi\u00f9 importante \u201ccambiare metodo\u201d. Cos\u00ec, in tempi diversi, ho imparato a usare la parola nella poesia come strumento privilegiato di indagine (quelli eran giorni\u2026), ma anche la meditazione spirituale e l\u2019immagine, la riflessione filosofica e, finalmente, la musica (il primo amore non si scorda mai\u2026), con lezioni multimediali, studi in sala di registrazione e lezioni-concerto dal vivo.<\/p>\n<p>Mi sono chiesto se ci fosse giustapposizione o sintesi fra questi interessi, ed ho concluso che in nessuno posso prescindere dal mio essere \u201cfilosofo\u201d, perch\u00e9 tutto mi appare un mezzo per esprimere la mia \u201cvisione\u201d del mondo, un\u2019occasione per interpretare la realt\u00e0, ed ogni atto creativo che riesco a materializzare in una qualche opera mi appare una scintilla dell\u2019energia universale, che chiede la mia parte, il mio contributo. E spero che un giorno sar\u00f2 grato del lavoro svolto.<\/p>\n<p>Non sono Narciso, ma queste motivazioni, individuali e personali, potrebbero apparire sfocate rispetto al progetto che vado a presentare. Vi spiego perch\u00e9 non \u00e8 cos\u00ec o, anche, perch\u00e9 \u00e8 bene che sia cos\u00ec. \u201cGli insegnanti dovrebbero agire soprattutto attraverso ci\u00f2 che sono, chi e che cosa sono, e non attraverso ci\u00f2 \u2018su cui parlano\u2019\u201d, scrive Rudiger Safranski nella sua celebre biografia di Heidegger, e non ha torto se pensiamo ai grandi maestri antichi, da Pitagora a Socrate, da Platone ad Aristotele, che condividevano la vita con i loro allievi, o alla dimensione collettivistica e corale dell\u2019insegnamento nelle grandi Universit\u00e0 o Abbazie medievali. Oggi questo si \u00e8 perso, ma non nascondiamoci dietro a un dito: ognuno d\u00e0 quello che ha\u2026<\/p>\n<p>E allora ecco che la musica per me \u00e8 stata la cartina di tornasole di questo assunto. Intanto, se non avessi fatto musica, oggi non penserei come penso, avrei un\u2019altra etica, un\u2019altra struttura mentale, un\u2019altra sensibilit\u00e0, perch\u00e9 la \u201cverit\u00e0\u201d che andiamo scoprendo dipende anche dai mezzi che usiamo per indagarla. E la musica mi ha dato duttilit\u00e0, capacit\u00e0 di mediare sfumature contrastanti e sentimenti anche contraddittori entro la medesima nota, e quindi capacit\u00e0 di pensare in modo aperto e non dicotomico, dialettico e non contrappositivo, post-ideologico e non dogmatico. Ma la musica \u00e8 stata anche la metafora del mio modo di intendere l\u2019educazione, la cultura, la comunicazione e pi\u00f9 in generale la vita\u2026 Mi confidava pubblicamente una collega di Filosofia disoccupata che lei, s\u00ec, in et\u00e0 giovanile aveva inseguito sogni e motivazioni, ma ora si ritrovava laureata in una disciplina che non poteva praticare e, per giunta, troppo matura per intraprendere una\u2019altra occupazione, ed io le rispondevo (perch\u00e9 ero il conferenziere e lei si aspettava una mia risposta\u2026) che insegnare filosofia non vuol dire fare filosofia, che le occasioni per \u201cessere filosofi\u201d possono essere innumerevoli, dobbiamo solo inventarle, come fecero Galilei, Shakespeare, Wittgenstein e Sartre\u2026 E ancor pi\u00f9 spontaneamente mi \u00e8 sembrato appropriato proporle la mia esperienza musicale: anche se da sempre ho amato la musica, e soprattutto la sua dimensione scenica e teatrale, interpretativa e vocale, la professione di docente di Filosofia, e poi di scrittore e giornalista, sembrava allontanarmi istituzionalmente e irrimediabilmente da una sua pratica pubblica e ufficiale, e invece il mio \u201ccolpo d\u2019ala\u201d, se permettete, \u00e8 stato di trasformarla in una diversa modalit\u00e0 comunicativa, traghettandola dalla dimensione dell\u2019intrattenimento e dell\u2019evasione a quella della comunicazione di saperi, di esperienza formativa, o semplicemente di performance live con tutti i link estetici, esistenziali e sapienziali che ci\u00f2 pu\u00f2 eventualmente comportare.<\/p>\n<p>Prima sono nate le lezioni multimediali sulla Storia della canzone italiana, con apporto di immagini storiche di repertorio, interviste e analisi di testi (dal 1992); poi sono andato per qualche anno in sala di registrazione per studiare i brani storici della canzone, rileggerli alla luce della contemporaneit\u00e0 e mixarli, e ne ho tratto un concerto virtuale (i tre CD e il DVD video della serie \u201cL\u2019appuntamento\u201d, 1994-2001); infine ho deciso per pubbliche lezioni-concerto con il pubblico pi\u00f9 vario e vero: quello di Terza Universit\u00e0, gli studenti dei licei e i giovani, il pubblico adulto degli Auditorium e del Centri Culturali. Ho alternato reading delle mie poesie alla interpretazioni di brani simbolo, affrontando temi come \u201ci teen-agers di ieri e di oggi\u201d, \u201ci cantautori\u201d, \u201cl\u2019immagine della donna nella canzone italiana\u201d, \u201cgli anni \u201860\u201d, \u201ci decenni della nostra Storia\u201d\u2026 Ho sempre utilizzato una tecnologia essenziale, che ritengo pasolinianamente pi\u00f9 autentica e popolare di sofisticati divertissement da conventicole di iniziati: del resto l\u2019unico modo per affrontare un repertorio totale, assolutamente vario e divergente, per me insegnante non potevano che essere basi standard, e per ragioni contingenti il formato midi era il pi\u00f9 comodo e accessibile. La base doveva per forza essere, date le circostanze, come un foglio di carta bianco su cui scrivere, e se alcuni penseranno che questo diminuisca il valore dell\u2019esperienza, altri capiranno che la rende invece pi\u00f9 difficile e preziosa, intanto perch\u00e9 interpretare su di una base standard esige maggior inventiva che non su di un arrangiamento pensato per la nostra voce, le nostre doti e i nostri sentimenti, poi perch\u00e9 una tecnologia pi\u00f9 essenziale dovrebbe stimolare ad andare dritti al centro della cosa, che \u00e8 l\u2019interpretazione. Non si creda che, considerato il circuito alternativo a quello di mercato e consumo in cui si muove il mio \u201cfare musica\u201d \u2013 del resto correlato al mio \u201cfare filosofia\u201d e \u201cdidattica\u201d \u2013 voglia chiudersi nella dimensione storico-esplicativa\u2026 no! Io vorrei che i miei studenti, il mio pubblico, gli utenti delle mie lezioni-concerto, imparassero anche dalle mie dissonanze, dall\u2019uso a volte antinaturalistico o distorto della voce e della gestualit\u00e0, una voce e una gestualit\u00e0 che vogliono esprimere le ambiguit\u00e0 e le asperit\u00e0 del presente (senza cadere nel manierismo degli interpreti decostruttivi), o anche imparassero dalla semplice dimensione atipica della proposta, che vuol essere lezione e, insieme, espressione, manifestazione, \u201cvisione\u201d appunto, sulla linea di quello <em>spectaculum<\/em> che Hans Urs von Balthasar, grande teologo della bellezza, individua come pi\u00f9 specifica modalit\u00e0 di manifestazione di quanto in genere poniamo sotto la categoria del <em>divino<\/em>\u2026<\/p>\n<p>E non si creda alla diffusa e facile identitificazione fra quel <em>divino<\/em> e i <em>divi<\/em> che lo spettacolo del mercato tende a proporci, anzi a venderci come univocamente idonei a rivelarlo: artisti di strada, pianobaristi e zingari, pastori sardi o vecchie star al tramonto, come cantautori incompresi e interpreti dall\u2019immagine improbabile talvolta sono veri ologrammi dell\u2019Assoluto nascosti dentro il buio di un locale, il grigio di una periferia, o il solco di un vinile che nessuno ascolta pi\u00f9\u2026 A tutti costoro dunque desidero mescolarmi nel condurre la mia vita di lavoro, fra musica, scrittura, insegnamento e visioni, a tutti costoro dedico il titolo di questo \u201cwork in progress\u201d, che \u00e8 l\u2019archivio in costruzione delle lezioni concerto tenute sul territorio dal 2004 al 2012: \u201cWorking class\u201d dunque, perch\u00e9 \u00e8 questo il nostro marchio di nobilt\u00e0, il nostro blasone,\u00a0 il nostro portare il peso del quotidiano sul territorio, nelle scuole e nei luoghi dell\u2019impegno, mentre la Storia continua a generare se stessa\u2026. Dedico altres\u00ec \u201cWorking class\u201d al grande amico Eric Chiang, che mi inoltr\u00f2 ai segreti del Greenwich Village negli anni \u201970, e che ho perso di vista\u2026<\/p>\n<p>Bergamo, 18 marzo 2012<\/p>\n<p><em>Claudio Sottocornola, &#8220;Working Class&#8221; &#8211; Presentazione, 2012<br \/>\n<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho sempre avvertito il fascino dell\u2019essenzialit\u00e0. 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