{"id":366,"date":"2012-03-14T18:10:57","date_gmt":"2012-03-14T18:10:57","guid":{"rendered":"http:\/\/claude.geosharing.com\/?p=366"},"modified":"2012-04-13T16:15:50","modified_gmt":"2012-04-13T16:15:50","slug":"a-oriente-di-eden-esisteva-un-giardino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.claudiosottocornola-claude.com\/wordpress\/archives\/366","title":{"rendered":"A oriente di Eden esisteva un giardino\u2026"},"content":{"rendered":"<p><em>di Luca Cat\u00f2<\/em><br \/>\nAd oriente di Eden esisteva un giardino\u2026<br \/>\nL\u00ec cresceva ogni sorta di albero gradito alla vista. L\u2019uomo viveva in armonia con se stesso e con il resto ed era custodito da una Paterna verit\u00e0.<!--more--><br \/>\nPoi venne il peccato, la cacciata, il vagare ramingo in cerca di una perfetta dimora.<br \/>\nPoi il seguito delle gesta tragiche, geniali, gli atti di terrore e di piet\u00e0 che questa umanit\u00e0 ha collezionato in milioni di anni sulla superficie del globo.<br \/>\nSicuramente quella lontana origine \u00e8 solo un mito, per\u00f2 il mito si fa quotidianamente storia, perch\u00e9 c\u2019\u00e8 nell\u2019agire umano un archetipo di bellezza che grava nella memoria dell\u2019anima, e questa radicata nostalgia nutre un\u2019insondabile malinconia che si acquieta solo nell\u2019incanto e nel canto.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\u2026Anche qui, tra queste immagini, c\u2019\u00e8 un giardino\u2026<br \/>\nNon \u00e8 quello originario. E\u2019 il<em> <\/em>giardino di una madre.<br \/>\nLe luci e le ombre, lo sgorgare limpido dei colori, l\u2019accennarsi di un sentiero, il dischiudersi affettuoso di un uscio, producono armonia e alludono ad una presenza tenera e protettrice. Il giardino, copia di quello antico, memore della perduta gioia ne riproduce un\u2019altra che diviene scintilla, granello d\u2019oro, va ad innestarsi nell\u2019animo e ad alimentare il viaggio.<br \/>\nDa questo giardino non c\u2019\u00e8 cacciata, ma l\u2019inevitabile, necessario, allontanarsi.<br \/>\nL\u2019esistenza umana \u00e8 una spola dal<em> luogo<\/em> agli altri; \u00e8 un nomadismo della speranza da un posto originario ai mille successivi, intuendo che n\u00e9 l\u2019uno n\u00e9 gli altri sono il \u201cposto giusto\u201d.<br \/>\nNon in tutte le vite, non sempre, si ha la fortuna di avere un giardino. Qui c\u2019\u00e8, c\u2019\u00e8 una buona narrazione dell\u2019antico mito: ci sono \u201cgli alberi graditi alla vista\u201d e l\u2019amore custode.<br \/>\nCos\u00ec, qui, una vita pu\u00f2 accendersi bene, addestrarsi dall\u2019inizio per non fraintendere dopo: pu\u00f2 capire cosa \u00e8 l\u2019armonia, il contrasto, la dissonanza, ma percepire soprattutto che, nonostante la luminosit\u00e0 e la grazia, mai, sotto questo cielo, esiste il \u201cperfetto\u201d.<\/p>\n<p>Nello scorrere delle fotografie tutto ci\u00f2 \u00e8 comprensibile osservando i quadri successivi al giardino.<br \/>\nIn \u201c<em>Ritorno al mare\u201d<\/em> alberga un\u2019aria metafisica, un guardare da fuori cose che stanno anch\u2019esse fuori.<br \/>\nPer esempio: in una fotografia scopriamo il cortile della colonia, quella in cui si \u00e8 trascorsa qualche vacanza estiva. Essa \u00e8 un <em>luogo<\/em> dell\u2019estraneit\u00e0 per eccellenza; Giorgio Gaber infatti scriveva:<\/p>\n<p align=\"CENTER\">\u201c\u2026 <em>E vedo bambini cantare,<br \/>\nin fila li portano al mare,<br \/>\nnon sanno se ridere o piangere,<br \/>\nbatton le mani<br \/>\n\u2026Far finta di essere sani\u201d<\/em><\/p>\n<p>Adesso la colonia \u00e8 guardata da lontano, da dietro la rete, con un senso di esclusione forse uguale a quello provato prima, da bambino, quando era dal cortile, dall\u2019altra parte della rete che si osservava il mondo.<br \/>\nNella sequenza sul mare grava solitudine, distanza e, in qualche modo, bellezza.<br \/>\nTra le immagini pi\u00f9 toccanti c\u2019\u00e8 una fila di cabine, sfitte, abbandonate dal sole e dalla ferialit\u00e0 estiva, stinte dall\u2019insolente inverno e ritte contro un cielo grigio.<br \/>\n\u2026Ci sono le lenzuola stese ad asciugare: tante, una uguale all\u2019altra, che alludono ai letti, tanti, uno uguale all\u2019altro, e cos\u00ec agli uomini, i quali quanto pi\u00f9 si sentono uguali tanto pi\u00f9 si sentono soli, e perci\u00f2, quanto pi\u00f9 si percepiscono soli tanto, finalmente, si accorgono uguali.<br \/>\nIl \u201c<em>Ritorno al mare\u201d <\/em>\u00e8 una serie di occasioni per mettersi di fronte ad un\u2019<em>assenza<\/em> e reclamare una <em>presenza.<\/em><\/p>\n<p>La seconda tappa del viaggio si innesta sul lontano scenario dell\u2019anno di studio trascorso negli Stati Uniti. Non \u00e8 cronologicamente conseguente, ma sta proprio qui il gioco delle relazioni. Essa, l\u2019America, \u00e8 tra i luoghi quello che rappresenta la maggiore distanza dal giardino: tra tutte le tappe \u00e8 il pi\u00f9 <em>altrove<\/em>.<br \/>\nEppure anche qui, il pranzo di Natale, un cielo invernale terso e vuoto di nuvole, gli oggetti, i vestiti, le piccole cose che stanno a margine e condiscono gli eventi raccontati nelle fotografie, ci dicono che, in fondo, tutto \u00e8 uguale: quello che c\u2019\u00e8 allude a ci\u00f2 che manca.<\/p>\n<p>E\u2019 sotto il sole del sud che forse approda un piccola rivelazione: sfiancati dalla luce mediterranea i resti di antiche vestigia dicono che ogni presenza \u00e8 in passaggio, e sillabano con la loro archeologia che:<\/p>\n<p align=\"CENTER\">\u201c\u2026<em>tutte le cose sono in travaglio<br \/>\ne nessuno potrebbe spiegarne il motivo\u2026<br \/>\nCi\u00f2 che \u00e8 stato sar\u00e0<br \/>\nCi\u00f2 che si \u00e8 fatto si rifar\u00e0\u2026\u201d<\/em><\/p>\n<p>Ha ragione Qoelet: sempre uguale, sempre imperfetto, sempre un estenuante ripetersi.<br \/>\nPer\u00f2, nell\u2019angolo dei fatti, sulla periferia del visibile, in mezzo a tutta la muta presenza del mondo, una verit\u00e0 traluce: \u00e8 la dissonanza del <em>rivo strozzato<\/em>, della<em> foglia riarsa<\/em>, ma anche <em>il prodigio della statua nella sonnolenza del meriggio, la nuvola e il falco alto levato<\/em>.<br \/>\nSono, insomma, la bellezza e la tragedia dell\u2019esistente che reclamano di essere notate e annotate\u2026 e l\u2019improvviso incanto diviene canto.<\/p>\n<p>Il ciclo delle immagini continua con le \u201c<em>Isole<\/em>\u201d e \u201c<em>Paradise lost\u201d<\/em>, metafora essenziale del vivere. Nel periplo dell\u2019esodo, nell\u2019odissea dell\u2019animo, la carrellata d\u2019immagini a questo punto allude ad un ritorno: il giardino segno dell\u2019origine, momento di noviziato, \u00e8 anche l\u2019ultimo approdo, \u00e8 la vera lente con cui osservare ogni cosa. Dal giardino si rimettono in conto i vissuti, si contabilizzano le<em> assenze<\/em> e l\u2019estrema <em>presenza<\/em>: esso, con la sua matrice di bellezza e di malinconico ricordo, tiene la promessa del vero ritorno. Che si consuma fra \u201c<em>Rome 2007\u201d <\/em>(una citt\u00e0 intrisa di luce metafisica) e \u201c<em>Tramonti a nord-est\u201d<\/em>, a testimoniare una progressione temporale e una direzione di senso.<\/p>\n<p>Cos\u00ec la prospettiva qui dentro, al termine, non \u00e8 certo quella pessimistica montaliana, non c\u2019\u00e8 la <em>divina indifferenza<\/em> perch\u00e9 nel giardino alberga lo spirito materno, figura di una prospettiva fondamentalmente escatologica.<br \/>\nE\u2019 necessario sottolineare che l\u2019operare di Claudio Sottocornola rifugge dalla ostentata perizia del fotografare, ed anzi seleziona gli scatti pi\u00f9 minimalisti e prosaici in funzione del loro carattere esistenzialmente rivelativo. Ci sono cos\u00ec tagli inconsueti, ingegnose inquadrature, ma troviamo anche la <em> polaroid <\/em>, l\u2019immagine documentaria, lo scatto veloce e volutamente <em> <\/em>approssimativo.<br \/>\nNo, in questo caso, con pi\u00f9 precisione e schiettezza, si percepisce in Claudio il desiderio di riordinare il dato biograficamente rilevante in una prospettiva universale. Nell\u2019organizzazione delle sequenze si sente, pi\u00f9 che altrove, la volont\u00e0 che l\u2019autore ha di appoggiare se stesso e la propria storia in una valida promessa, in qualcosa, forse in Qualcuno, di perfetto e durevole.<br \/>\nIn questo senso, ancora, il giardino diviene il primo luogo e l\u2019ultimo: \u00e8 il posto del ricordo, della speranza, della attesa e di una possibile bellezza.<\/p>\n<p><em>Il giardino di mia madre e altri luoghi<\/em>, testi critici al percorso per immagini<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Luca Cat\u00f2 Ad oriente di Eden esisteva un giardino\u2026 L\u00ec cresceva ogni sorta di albero gradito alla vista. 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