{"id":377,"date":"2012-03-14T18:04:26","date_gmt":"2012-03-14T18:04:26","guid":{"rendered":"http:\/\/claude.geosharing.com\/?p=377"},"modified":"2020-06-17T09:04:32","modified_gmt":"2020-06-17T09:04:32","slug":"il-giardino-di-mia-madre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.claudiosottocornola-claude.com\/wordpress\/archives\/377","title":{"rendered":"Il giardino di mia madre"},"content":{"rendered":"<p><em>di Claudio Sottocornola <\/em><br \/>\nHo capito che la mia societ\u00e0 \u2013 in cui sono nato e cresciuto, in cui vivo \u2013 \u00e8 al suo epilogo, quando mia madre, Angela Belloni ved. Sottocornola, a 76 anni, il 28 febbraio del 2003 \u2013 di venerd\u00ec mattina presto \u2013 \u00e8 stata colpita da un ictus ed \u00e8 iniziato l\u2019iter del ricovero d\u2019urgenza: il medico curante irrintracciabile, il 118, l\u2019ambulanza, l\u2019attesa<!--more--> al pronto soccorso (4 ore), l\u2019abbandono di quasi tutti i medici, in serata, per inizio week-end, e la latitanza degli infermieri, la somministrazione automatizzata di farmaci mal tollerati, la disconnessione dell\u2019allarme per il fastidio che poteva procurare, l\u2019invito spiccio \u2013 dopo \u2013 a morte avvenuta, nel cuore della notte, ad andarcene perch\u00e9 tanto\u2026 non c\u2019era pi\u00f9 nulla da fare. A posteriori, la scoperta che tutto era iniziato con una broncopolmonite acuta, mai diagnosticata dal medico che l\u2019aveva visitata, il luned\u00ec mattina, e che l\u2019avrebbe potuta salvare.<\/p>\n<p>Ho capito che mia madre, con i suoi 76 anni ed una serie di disturbi (cardiopatia, diabete, ipertensione arteriosa\u2026) non era un soggetto penalmente rilevante per i medici ed il sistema che l\u2019aveva in cura. Qualsiasi cosa fosse accaduta \u2013 e che di fatto accadde \u2013 sarebbe stata giustificata dal suo precario stato di salute pregresso. Paradossalmente, tale stato pregresso, invece che essere occasione di raddoppiate attenzioni, legittimava un tenue disinteresse, un \u201cabbandono\u201d, direi quasi \u201ccinicamente\u201d un lasciar fare\u2026 all\u2019ordine \u201cnaturale\u201d delle cose (l\u2019esatto contrario di quanto si suol definire come accanimento terapeutico)\u2026, che di fatto produsse la morte di mia madre, una donna che il giorno prima ancora cucinava, leggeva, lavorava in casa, ci dava affetto e conforto e trovava persino modo per esercitare (nonostante cuore e diabete) una attivit\u00e0 di volontariato e assistenza ad anziani e indigenti, che confortava e aiutava con visite, sorriso e consigli.<\/p>\n<p>No, questo non importava al sistema sanitario che l\u2019aveva in consegna, efficientissimo a rilasciare comunicati e interviste relativi alle presunte azioni di \u201ceccellenza\u201d dell\u2019\u201cazienda\u201d, a cui \u00e8 sensibile il sistema dei media e della comunicazione, e che determina un forte ritorno di credibilit\u00e0, d\u2019 immagine e forse sovvenzioni.<\/p>\n<p>Dopo di ci\u00f2 \u00e8 cambiato il mio sguardo verso la societ\u00e0 in cui vivo, che si dibatte cos\u00ec spesso tra farsa, ipocrisia, volgarit\u00e0 morale\u2026 Ho incominciato a rimpiangere quelle talvolta poco gradevoli suorine che circolavano negli ospedali della mia adolescenza, la loro militare dedizione, la esasperata pulizia di letti, corsie e toilette, le loro &#8211; sobrie, austere, severe \u2013 parole buone a malati, parenti, morenti. Mai avrebbero parlato di pizze in corridoio mentre una donna rischiava di morire in camera, mai avrebbero in tale occasione reclamato o fatto spallucce per una richiesta d\u2019aiuto o un consiglio. Mai.<\/p>\n<p>Ma tant\u2019\u00e8, mia madre con la sua morte \u2013 grazie al cielo un padre cappuccino \u00e8 passato a pregare e a portarle l\u2019Eucaristia, che lei ha volentieri e consapevolmente ricevuto \u2013 mi ha fatto il suo ultimo grande dono, segnalandomi l\u2019abisso in cui siamo precipitati. E per contrasto. Perch\u00e9 lei \u00e8 stata la donna, l\u2019essere umano, che mi ha voluto, che ci ha voluto \u2013 me e mia sorella \u2013 con una intensit\u00e0 totale, con una volont\u00e0 creativa, con una misura e uno sforzo costanti negli anni, nel tempo, nella vita, che mi lascia esterrefatto. S\u00ec, perch\u00e9 senza di lei, senza la sua volont\u00e0, non sarei \u2013 non dico nato, ma proprio non sarei. Mio padre, che mi ha altrettanto amato, si \u00e8 precocemente ammalato, ma questo, lungi dal deprimere mia madre, le ha regalato energie raddoppiate per tenere vivo il fuoco, il calore, l\u2019energia, tutto l\u2019amore che una famiglia doveva avere \u2013 di cui aveva bisogno \u2013 di cui i figli avevano assoluta necessit\u00e0. E lei ci \u00e8 riuscita, giorno dopo giorno, anno dopo anno, perdendo sempre un po\u2019 di pi\u00f9 la sua salute, spendendo sempre un po\u2019 di pi\u00f9 la sua energia\u2026 la sua vita. Spesso fra la discreta indifferenza di quanti indifferenti non avrebbero dovuto essere, e che pure non riuscivano a toglierle coraggio, fede e speranza.<\/p>\n<p>Sentirsi cos\u00ec fortemente voluti nell\u2019essere \u00e8 un\u2019esperienza unica. Che lei ha realizzato in noi. E quella luce che ci ha trasmesso con la sua vita io \u2013 dopo la sua morte \u2013 ho creduto di vederla materializzata e \u2013 quasi \u2013 rappresentata, in quel piccolo giardino, quelle poche piante tra esterno e interno, che lei si \u00e8 sforzata, con pochi mezzi, di curare e fortificare\u2026 tanto che quei pochi metri quadri di erbe, piante, fiori, strappati al cemento che sembrava volerli inghiottire, mi si presentano oggi come il suo testamento pi\u00f9 tangibile, la testimonianza che amore e impegno possono trasformare in pura armonia e luce ogni condizione, ogni confine, e configurano un ambito in cui tutto splende e risuona di vita e di amore \u2013 un giardino, appunto: il giardino.<\/p>\n<p>Il giardino di mia madre \u00e8 ancora l\u00ec, piccolo scampolo di terra, che cresce e soffre col passare delle stagioni, ma che attesta la possibilit\u00e0 di lottare contro il cemento e il grigiore, l\u2019appiattimento, la banalit\u00e0, e segnala la presenza di una luce &#8211; silenziosa ma accecante &#8211; che mai tramonter\u00e0.<\/p>\n<p>Ho cercato \u2013 quasi nevroticamente \u2013 dopo la morte di mamma, di fissare la luce e i colori di quel giardino, il mutare delle stagioni in esso, ma da quel giardino il mio sguardo, il mio passo, il mio mondo si \u00e8 esteso ad esplorare altri luoghi che dalla luce di quel giardino hanno a loro volta ricevuto armonia e vita, e anche quelli, grazie a mia madre, ho potuto attraversare con fede e coraggio quanto basta: il mare, l\u2019America, l\u2019inverno, il Sud, i luoghi dell\u2019infanzia, le citt\u00e0 del mondo\u2026<\/p>\n<p>Ma senza quel \u201cgiardino\u201d, senza quelle ortensie e quei fiori di San Giuseppe, senza quei pini, quelle poche rose, quelle ginestre e quegli oleandri, quelle azalee e quegli ibiscos, quelle malve e quei non-ti-scordar-di me, quei cipressi, quel muschio e quelle bocche di leone, quelle primule e quei ciclamini, tutto quel verde, e gli uccellini che vengono a cantare e a riposarsi dei loro voli\u2026 mi sarei mai avventurato nel mondo?<\/p>\n<p>E da questo giardino mi piace \u2013 \u00e8 motivo di conforto \u2013 andare quando posso \u2013 quando riesco \u2013 al Camposanto dove riposa mia madre, insieme a mio padre. A lei, a loro, amo portare \u2013 e pi\u00f9 spesso ancora lo fa con cura mia sorella Augusta \u2013 dei fiori, i fiori che lei ha sempre amato. Ed anche in \u201cquel\u201d giardino respiro un messaggio \u2013 gli uccellini cantano, i visitatori pregano e si raccolgono, le stagioni si susseguono, pioggia, vento e neve trasformano tombe e paesaggio. Il tempo e forse l\u2019eternit\u00e0 invitano \u2013 sembra di sentirne la pace \u2013 a pregare, a perdonare, anche coloro che quella notte \u2013 e molte altre \u2013 si muovevano \u2013 e molti altri giorni si muoveranno ancora \u2013 in quella corsia d\u2019ospedale dove \u00e8 morta mia madre, nelle tante corsie d\u2019ospedale dove tanti continuano a morire, come nelle strade e nelle case, nel mondo, fra la colpevole e quotidiana indifferenza di molti.<\/p>\n<p>E non \u00e8 un caso che oggi quel \u201cgiardino di mia madre\u201d coltivi con cura e amore mia sorella Augusta, come in un provvidenziale passaggio di consegne di un\u2019anima a un\u2019altra, in quell\u2019armonia che sembra attestarci la suprema bellezza di tutto ci\u00f2 che non si pu\u00f2 vedere.<br \/>\nE che queste semplici foto vorrebbero aiutare a ricordare.<\/p>\n<p><em>Il giardino di mia madre e altri luoghi<\/em>, Introduzione al percorso per immagini<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Claudio Sottocornola Ho capito che la mia societ\u00e0 \u2013 in cui sono nato e cresciuto, in cui vivo \u2013 \u00e8 al suo epilogo, quando mia madre, Angela Belloni ved. 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