{"id":4030,"date":"2015-09-29T12:51:09","date_gmt":"2015-09-29T12:51:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.claudiosottocornola-claude.com\/wordpress\/?p=4030"},"modified":"2015-09-29T15:42:29","modified_gmt":"2015-09-29T15:42:29","slug":"claudio-sottocornola-claude-orco-e-sciamanoin-viaggio-tra-musica-storia-e-costume","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.claudiosottocornola-claude.com\/wordpress\/archives\/4030","title":{"rendered":"Claudio Sottocornola Claude: \u2018orco\u2019 e \u2018sciamano\u2019<br>in viaggio tra musica, storia e costume"},"content":{"rendered":"<p align=\"center\"><i>di Donato Zoppo<\/i><\/p>\n<p>\u201cIl buon storico somiglia all\u2019orco della fiaba: egli sa che l\u00e0 dove fiuta carne umana, l\u00e0 \u00e8 la sua preda\u201d. La celebre frase dello storico francese Marc Bloch \u00e8 una perfetta chiave d\u2019accesso per comprendere l\u2019opera di approfondimento e divulgazione che Claudio Sottocornola Claude svolge sulla canzone italiana. Un\u2019opera che viaggia tra discipline culturali e mezzi espressivi diversi, che affronta differenti modalit\u00e0 divulgative, che \u00e8 sorretta da un approccio serio e responsabile. Un\u2019opera dalla quale emergono soprattutto una notevole professionalit\u00e0, un\u2019irrefrenabile curiosit\u00e0 e una grande passione. Chi \u00e8 Claudio Sottocornola? E soprattutto, cosa cerca nella canzone? Docente di Filosofia e Storia al Liceo Mascheroni di Bergamo e di Storia della Canzone e dello Spettacolo alla Terza Universit\u00e0 di Bergamo, Sottocornola \u00e8 anche un giornalista molto attento al rapporto tra canzone, storia e costume. Per numerose testate, per la radio e la tv, ha cominciato a svolgere delle \u201cinchieste\u201d sulla storia della canzone italiana, intervistando artisti del calibro di Paolo Conte, Pierangelo Bertoli, Enrico Ruggeri, Milva, Ivano Fossati, Angelo Branduardi e molti altri. Artefice di una visione unitaria del mondo e dell\u2019arte, Claudio ha sentito l\u2019esigenza di superare \u2013 <i>rectius<\/i>: perfezionare \u2013 la sua ricerca scientifica e giornalistica, affrontando un nuovo percorso creativo in studio di registrazione: dallo studio alla \u201cmanipolazione\u201d della canzone, con la rielaborazione di classici della musica leggera italiana, rivisitati con idee e modalit\u00e0 interpretative nuove. Il progetto ha visto la luce con il ciclo musicale <i>L\u2019Appuntamento<\/i> (tre cd pubblicati tra 2004 e 2006) e il dvd <i>L\u2019Appuntamento \u2013 The Video<\/i>, che sintetizza il meglio dell\u2019esperienza in studio. Il cd <i>L\u2019appuntamento\/collection<\/i> (2008) costituisce poi un\u2019ulteriore selezione dalla trilogia.<\/p>\n<p>Il primo impatto che ho avuto con l\u2019attivit\u00e0 di questo anomalo divulgatore \u00e8 stato suggestivo. In questa indecifrabile epoca di transizione, in cui i valori (il centro, il perimetro, la definizione, la predestinazione, come notava il Prof. Angelo Calabrese) si disperdono e l\u2019esistenza umana diventa impredittibile, in cui il consumismo piega al suo volere le arti, in cui tutto si assomiglia ed \u00e8 omologato perdendo differenze e identit\u00e0, l\u2019iperattivit\u00e0 di un docente di filosofia, giornalista, promotore efficace di lezioni-concerto legate alla musica e alla storia contemporanea, non pu\u00f2 che colpire positivamente. Mi hanno affascinato la sua pratica interdisciplinare, una scelta coraggiosa in un\u2019epoca di insopportabile frammentazione del sapere, e il suo coinvolgente metodo divulgativo, che da operatore dell\u2019informazione musicale ritengo un\u2019esigenza primaria.<\/p>\n<p>L\u2019oggetto dell\u2019analisi di Claudio \u00e8 la canzone popolare contemporanea: egli non indaga nei <i>lieder<\/i> e nelle romanze, n\u00e9 nella composizione colta, ma ha scelto il mondo della <i>popular music<\/i>, della musica di consumo. In particolare, la canzone italiana nella sua forma pi\u00f9 tradizionale, ovvero di composizione breve con lo schema canonico \u201cintroduzione-strofa-ritornello-strofa-ritornello-assolo-ritornello\u201d. Una scelta naturale per un uomo del 1959, cresciuto nel post-\u201868 con l\u2019amore per i grandi interpreti degli anni \u201960 ma anche per il miglior rock, la black music, i cantautori affermatisi negli anni \u201870. Il suo non \u00e8 un tentativo di \u201csdoganare\u201d la musica leggera e di intrattenimento: attraverso l\u2019interpretazione, egli intende fare da tramite tra autore e pubblico allo scopo di svelare meccanismi, tensioni, genesi e retroterra della canzone, per valorizzarne il ruolo di fonte storica ma anche di \u201cagente\u201d all\u2019interno dei processi culturali e sociali. Claudio compie un passaggio per certi versi traumatico: dall\u2019illustrazione \u201cscientifica\u201d alla penetrazione completa nella dimensione musicale, egli decide di \u201cmettere le mani nel motore\u201d e interpreta la composizione alla luce della propria personalit\u00e0, svuotandosi per diventare \u201ccanale\u201d e trasmettere un mondo compositivo, sonoro e storico. Cos\u00ec perde validit\u00e0 l\u2019antico adagio <i>In claris non fit interpraetatio<\/i>: un pezzo \u201cleggero\u201d di Gianna Nannini, degli Audio 2, di Bruno Martino o di Raf (alcuni degli autori scelti da Claudio) non \u00e8 necessariamente lineare o scontato, ma in quanto specchio dei tempi e frutto di un particolare momento storico e artistico, merita un\u2019adeguata interpretazione, che funge anche da mezzo di \u201caggiornamento\u201d.<\/p>\n<p>Sebbene la sua opera sia qualcosa di unico, Claudio non \u00e8 affatto un operatore culturale isolato. Negli ultimi anni la canzone popolare si \u00e8 imposta sempre di pi\u00f9 come oggetto d\u2019indagine per gli storici: \u00e8 fonte di notevole interesse per la ricostruzione dei cambiamenti sociali, dei costumi, della morale sessuale, delle abitudini consumistiche dell\u2019Italia dal Dopoguerra ad oggi. La forma-canzone \u00e8 diventata dunque una formidabile cartina di tornasole per comprendere la pi\u00f9 recente storia italiana: una fonte complessa, sintesi di musica, testo e produzione discografica (dunque tecnologia, registrazione, suono, marketing), che per questo si allontana dalla dimensione della \u201ccanzonetta\u201d per diventare strumento di conoscenza. Se ne rendeva conto nel 2001 (e all\u2019epoca Claudio era nel pieno dei suoi \u201cesperimenti\u201d in studio) Marco Peroni in <i>Il nostro concerto &#8211; La storia contemporanea tra musica leggera e canzone popolare<\/i> (La Nuova Italia): l\u2019autore riconosceva l\u2019importante ruolo della canzone all\u2019interno dei processi culturali, la sua complessit\u00e0 come fonte, ma anche il vuoto, la scarsa bibliografia in materia, l\u2019imbarazzo della storiografia di fronte alla musica, e pi\u00f9 in generale alla \u201ccultura pop\u201d (es. cinema e televisione). Negli ultimi anni le cose sono cambiate, l\u2019editoria \u00e8 pi\u00f9 attenta e in alcuni casi intraprende ulteriori approfondimenti: \u00e8 il caso di <i>C\u2019era una volta la RCA &#8211; Conversazioni con Lilli Greco<\/i> (Coniglio Editore 2007), un intrigante viaggio nella popolare casa discografica che lanci\u00f2 cantautori come Venditti, De Gregori, Dalla, Baglioni, Conte e altri.<\/p>\n<p>L\u2019ambito di operativit\u00e0 \u00e8 circoscritto all\u2019area della \u201ccultura pop\u201d, rivisitata con l\u2019ausilio di strumenti critici derivanti dalla sua formazione culturale e professionale, e utilizzati soprattutto a scopi educativi: \u201cCome docente ho potuto spesso constatare che i ragazzi vengono preparati per esempio ad analizzare <i>L\u2019Infinito<\/i> di Leopardi ma subiscono acriticamente il linguaggio dei media. Constato peraltro che buona parte del \u2018900 sar\u00e0 probabilmente ricordata per l\u2019esplodere della cultura pop, legata ai linguaggi di massa, che vanno dal cinema alla televisione, dalla canzone ai giornali\u201d. Una delle chiavi d\u2019accesso usate da Claudio \u00e8 il concetto di interdisciplinariet\u00e0, che lo avvicina all\u2019uomo rinascimentale, per il quale non esisteva frammentariet\u00e0 o divisione, e il sapere aveva la sua indiscutibile unitariet\u00e0. A tal proposito merita un cenno la mostra di Sottocornola dedicata agli anni \u201980, svoltasi nel mese di ottobre 2007 a Bergamo. <i>80\u2019s\/Eigthies (Laudes Creaturarum \u201881)<\/i> \u00e8 stata un\u2019originale iniziativa, definita da Raffaella De Simone \u201cun grande affresco degli anni \u201880\u201d: un ciclo figurativo composto da 40 collage che ritraevano volti (Ornella Muti, Bruce Springsteen, Nancy Reagan, Dalila Di Lazzaro, ecc.) e simboli (le top model, le scarpe Brooks, la spider Alfa Romeo) tipici del decennio rampante (o della <i>Decada perdida<\/i>, come ricordano i sudamericani\u2026), che furono realizzati nel 1981, quando l\u2019autore aveva 22 anni. Ritagli di riviste e giornali che Claudio \u2013 con un \u201craptus compositivo\u201d \u2013 ha organizzato in modo coerente, miscelando sacro e profano, spirituale e materiale, alto e basso, e annullando le differenze proprio grazie ai contrasti. Questi collage \u201csono l\u2019espressione di uno stretto rapporto tra piano esistenziale e interpretazione estetico-artistica dei fenomeni dell\u2019epoca. La forma con cui si presentano lo testimonia: il collage \u00e8 l\u2019esito di una selezione e decontestualizzazione che genera nuove eco quando le immagini vengono ricomposte\u201d.<\/p>\n<p>Dunque nel progetto di Sottocornola il pop non viene liquidato come \u201cgenere musicale\u201d ma \u00e8 studiato come vero e proprio \u201corizzonte culturale\u201d della contemporaneit\u00e0. Nella sua opera c\u2019\u00e8 altro: la centralit\u00e0 dell\u2019interpretazione, che spesso \u00e8 eccessiva, trasgressiva, ma che ha lo scopo di \u201cneutralizzare\u201d la composizione per consegnare allo spettatore un senso reso attuale, vibrante. Un rapporto osmotico lega la canzone originaria a quella che Claudio restituisce a chi lo ascolta: egli si fa tramite, \u00e8 il collegamento \u201cumano\u201d tra passato e presente, rende vivo un tassello di storia. La sua \u00e8 una relazione intima e profonda con il testo, che viene interpretato in modo tale da conferire novit\u00e0 e senso compiuto alla canzone, magari gi\u00e0 ascoltata migliaia di volte ma superficialmente, in auto, al computer, dal parrucchiere o svolgendo le faccende domestiche.<\/p>\n<p>La visione unitaria e universale di Claudio \u00e8 la base da cui parte la premessa della sua indagine: \u201cCredo che per capire la canzone contemporanea occorra abbandonare la distinzione tra cultura \u201calta\u201d e \u201cbassa\u201d. Ogni grande tradizione culturale che non sia appannaggio di un\u2019\u00e9lite o di una scuola \u00e8 all\u2019origine popolare. Shakespeare, Omero, Verdi lo erano. Col tempo poi, queste espressioni artistiche subiscono un processo di istituzionalizzazione, e quindi ci\u00f2 che \u00e8 popolare diviene \u201caccademia\u201d. \u00c8 capitato a tutti, e sta accadendo anche oggi, per esempio, a Battisti e De Andr\u00e9\u201d. Partendo da questo assunto, Sottocornola nei suoi tre cd ha osservato, attraverso la lente della canzone, l\u2019evoluzione della societ\u00e0 italiana dagli anni \u201950 ad oggi. Basta prendere come esempio due brani della trilogia: <i>Ma l\u2019amore no<\/i> (D\u2019Anzi-Galdieri, 1942) e <i>Meravigliosa creatura<\/i> (Nannini-Redeghieri, 1995, reincisa nel 2004). Tra la prima e la seconda canzone c\u2019\u00e8 mezzo secolo di storia italiana, e dietro due brani all\u2019apparenza semplici e immediati si celano importanti processi culturali e artistici. Dietro il testo, l\u2019interpretazione, la qualit\u00e0 del suono, la produzione, il modo di trasmissione e promozione, \u00e8 possibile leggere un pezzo di storia d\u2019Italia. Pensiamo solo allo strumento che ha dato notoriet\u00e0 ai pezzi: il primo fu reso celebre dall\u2019interpretazione di Alida Valli nel film di Mario Mattoli <i>Stasera niente di nuovo<\/i> (1942), e fu la canzone pi\u00f9 trasmessa dall\u2019EIAR nel 1943; il brano di Gianna Nannini ha raggiunto una nuova e indiscussa popolarit\u00e0 in una versione con piano e archi, usata recentemente come colonna sonora per lo spot pubblicitario di una nota casa automobilistica (che ha subito sfruttato il successo utilizzando un\u2019altra canzone della Nannini per un nuovo spot\u2026).<\/p>\n<p>Nella rilettura del Sottocornola, l\u2019enfasi data all\u2019interpretazione rivela un mondo nuovo fatto di sfumature, di malinconia e innocenza nel primo caso (con un timbro che riecheggia quello dolce e raffinato dell\u2019Italia cinematografica dei \u201ctelefoni bianchi\u201d), di intensit\u00e0 quasi rovente nel secondo (con una vocalit\u00e0 pi\u00f9 graffiante e disinibita). Un\u2019espressione vocale che indirettamente fotografa epoche, costumi sentimentali e sessuali, consumi e fruizione musicale differenti. Claudio ha un efficace modo di porsi verso l\u2019ascoltatore, soprattutto nel sottolineare elementi linguistici, testuali e onomatopeici, per fornire una migliore comprensione del fenomeno. I pi\u00f9 attenti noteranno che egli fa quasi il verso alla Nannini (accade lo stesso nei brani di Mina, ad esempio): non \u00e8 un\u2019imitazione ma un modo per palesare il senso della canzone e le intenzioni dell\u2019autore.<\/p>\n<p>Dall\u2019ascolto dei cd e dalla visione del dvd, si percepisce con chiarezza la centralit\u00e0 della voce, che spesso e volentieri sacrifica le esigenze del \u201cbel canto\u201d per incontrare tendenze pi\u00f9 ricercate e audaci: \u201cQuesta mia voglia di sperimentazione \u00e8 nata soprattutto dopo aver frequentato dei corsi di dizione, recitazione, canto. Ho appreso a modificare la mia voce conferendole una variet\u00e0 di soluzioni timbriche, rendendola talvolta grezza, talvolta vellutata\u201d. A questo tratto vocale trasgressivo e dissonante, egli aggiunge modalit\u00e0 espressive incisive e una gestualit\u00e0 scenica sottile, ambigua, influenzato dalle interpreti degli anni \u201960 (Mina, Patty Pravo, Rita Pavone) ma anche dai primi cantautori, per i quali l\u2019intonazione veniva spesso e volentieri sacrificata in nome dell\u2019espressivit\u00e0 (Gino Paoli ad esempio). Claudio sa bene che nell\u2019area pop anche il \u201cgesto\u201d ha un valore rivoluzionario (da Modugno che si sbraccia mentre canta <i>Nel blu dipinto di blu<\/i> a Jimi Hendrix che brucia la chitarra a Monterey\u2026) e usa il linguaggio corporeo per accentuare la parola, dandole una dimensione quasi teatrale. Per Claudio la rivisitazione di un pezzo non \u00e8 un cimento puramente musicale ma \u00e8 un pretesto per raccontare la Storia con una diversa chiave d\u2019accesso: \u00e8 per questo che fa uso di una strumentazione essenziale, affidando alla sua voce il giusto protagonismo. Prendendo spunto dal titolo di un popolare album di Edoardo Bennato, gli amori di Claudio non \u201csono solo canzonette\u201d: il materiale affrontato \u00e8 molto di pi\u00f9, e la rielaborazione supera decisamente il feticismo di tante <i>cover band<\/i> di area rock, impegnate a fornire all\u2019ascoltatore nostalgico versioni-fotocopia dei classici di Genesis, Eagles, U2 o Nirvana. Ma a ben guardare, l\u2019esperimento di Claudio non \u00e8 avvicinabile neanche alla recente ondata discografica di cover italiane (Laura Pausini, Claudio Baglioni, Giuliano Palma e i Bluebeaters, gli ultimi Pooh di <i>Beat ReGeneration<\/i>), opere di autori palesemente a corto di ispirazione.<\/p>\n<p>La scelta delle canzoni \u00e8 dettata da un\u2019urgenza d\u2019indagine, pi\u00f9 che da esigenze di completezza. Se siete alla ricerca dei grandi classici battistiani o baglioniani, Sottocornola sapr\u00e0 come sviarvi, con canzoni altrettanto note, alcune meno celebri ma adatte allo scopo: <i>Cuore<\/i> di Rita Pavone, <i>Estate<\/i> di Bruno Martino, <i>Mi vendo<\/i> di Renato Zero, <i>Cosa rester\u00e0 degli anni \u201980<\/i> di Raf, <i>Acqua e sale<\/i> di Mina e Celentano, <i>Ogni volta<\/i> di Venditti, <i>E poi<\/i> di Giorgia. <i>L\u2019Appuntamento<\/i> \u00e8 il primo tassello della trilogia: uscito nel 2004, propone un repertorio di area pop-rock piuttosto eterogeneo (Mina, Nannini, Ruggeri, Pavone, ecc.). <i>L\u2019Appuntamento 2 (i classici\u2026) <\/i>esce l\u2019anno successivo e si sofferma su brani pi\u00f9 melodici, dalla celebre <i>Caruso<\/i> di Dalla a <i>Ti innamorerai<\/i> di Masini passando per <i>Mi vendo<\/i> di Renato Zero. Chiude il trittico <i>L\u2019Appuntamento 3 (Ma l\u2019amore no: quaderno delle origini)<\/i>, dal taglio pi\u00f9 ricercato, che si avvicina anche a cantautori classici (Venditti, Guccini) e moderni (Raf). Una buona sintesi di queste fatiche \u00e8 il dvd <i>L\u2019Appuntamento &#8211; The Video<\/i>, che seleziona 15 pezzi: uscito nel 2006, accosta alle canzoni la dimensione video, che mostra Sottocornola a tutto tondo, nella sua veste di interprete-ricercatore di studio, ma anche a passeggio nelle vie di Milano, a voler sottolineare la \u201cnormalit\u00e0\u201d di una persona consapevole di vivere nel \u201cventre caldo\u201d della contemporaneit\u00e0, che per\u00f2 non rinuncia al suo bagaglio culturale e critico. <i>L\u2019Appuntamento\/ collection<\/i> esprime poi la medesima finalit\u00e0 e costituisce un <i>unicum<\/i>, un estremo distillato della ricerca stessa.<\/p>\n<p>Nelle sue lezioni-concerto, Claudio rende comprensibile lo \u201ciato\u201d esistente tra le canzoni degli anni \u201940-\u201950 e quelle degli ultimi tempi grazie ad un apparato di spiegazioni ed esempi, correlati anche dai ricordi di interviste realizzate con grandi nomi della canzone. Qui viene fuori la sua attivit\u00e0 di giornalista e docente: la capacit\u00e0 \u201cmaieutica\u201d di tirar fuori dall\u2019intervistato il significato autentico della sua opera (egli ricorda con particolare affetto gli incontri con Paolo Conte e Mia Martini), l\u2019inclinazione divulgativa che lo rende un narratore appassionato, pi\u00f9 che uno storico che impartisce lezioni <i>ex cathedra<\/i>. Numerosi temi si affacciano nel suo racconto: l\u2019amore, il sesso e la diversa immagine della donna; l\u2019influenza americana che ha rinnovato la composizione e l\u2019immagine pubblica dell\u2019artista; lo svecchiamento e la \u201csprovincializzazione\u201d della canzone italiana, il plurilinguismo; il cambiamento della musica come arte, divenuta merce di consumo mortificata e involgarita dalla tv; l\u2019avvento della tecnologia e i mutamenti nella produzione e nella fruizione, che condannano la musica ad un\u2019arte \u201cdi sottofondo\u201d.<\/p>\n<p>Grazie a questa operazione possiamo comprendere il ritmo convulso della contemporaneit\u00e0, grazie al quale il canzoniere di Battisti e De Andr\u00e9 \u00e8 gi\u00e0 diventato classico, perfetta sintesi di un\u2019epoca, di tensioni culturali e sociali, di esigenze individuali e collettive di rinnovamento. \u00c8 qui che si trova il senso pi\u00f9 profondo del concetto di \u201cinterpretazione\u201d, del \u201cfarsi tramite\u201d, <i>medium<\/i>, tra diverse dimensioni. Non \u00e8 un caso che a proposito delle lezioni-concerto, Agostino Bacchi abbia scritto: \u201cI suoi recitals mi danno l\u2019impressione del canto e del gesto misterico e mistico dello sciamano guaritore. Musica, canto, gesto, forma, colore per comunicare stati d\u2019animo, cultura, poesia\u201d. \u00c8 cos\u00ec che l\u2019opera di Claudio diventa un potente ausilio \u201caudio-visivo\u201d che completa e arricchisce le trattazioni sulla canzone italiana di autori come Gianni Borgna, Enrico Deregibus, Mauro Ronconi, Mario Bonanno, Ernesto Capasso e Paolo Talanca.<\/p>\n<p>Claudio non \u00e8 un artista improvvisato o sprovveduto, egli esprime un mondo interiore legato al sapere e alla speculazione filosofica, ma come uomo del suo tempo affronta con naturalezza il discorso della contemporaneit\u00e0 e divulgativo. Il suo \u201cfilosofar-cantando\u201d esprime una visione universale e omogenea della canzone, che fa tesoro di un\u2019affermazione dell\u2019amato Georges Moustaki: \u201cNon ci sono canzoni stupide, ogni canzone \u00e8 nel suo genere un valore assoluto, sia che ci faccia ballare, divertire, pensare o dimenticare\u201d. Ci\u00f2 che emerge in modo definitivo dall\u2019operazione di Sottocornola \u00e8 un quadro \u201caltro\u201d della storia d\u2019Italia: dietro i papaveri e le papere, dietro i cieli in una stanza, le acque azzurre e chiare, le vite spericolate, gli uomini soli e le belle stronze, c\u2019\u00e8 stato e c\u2019\u00e8 ancora un paese che muta pelle e che consegna alle canzoni speranze, desideri, bugie, paure e ambizioni. \u00a0Claudio Sottocornola \u00e8 un \u201corco\u201d di blochiana memoria: il corpo della canzone \u00e8 per lui preda succulenta, e con la stessa voracit\u00e0 di sapere e conoscenza con cui lo azzanna e lo gusta, cos\u00ec egli riconsegna al pubblico la sua e la nostra Storia.<\/p>\n<p><em>Donato Zoppo, <\/em><em>Nota critica a \u201cL\u2019appuntamento\/collection\u201d<\/em><em>, 2008<\/em><\/p>\n<p><a title=\"Good vibrations\" href=\"http:\/\/www.claudiosottocornola-claude.com\/wordpress\/archives\/3964\">Torna alla news &#8220;Good vibrations&#8221;<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Donato Zoppo \u201cIl buon storico somiglia all\u2019orco della fiaba: egli sa che l\u00e0 dove fiuta carne umana, l\u00e0 \u00e8 la sua preda\u201d. 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